Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

La strada Regionale 8 s’ha da fare. Ma Coldiretti alza le barricate

L’assessore regionale Amati ieri ha comunicato che le ruspe torneranno al lavoro. Forti le contestazioni delle imprese agricole. “Terreni deturpati, 2400 alberi destinati alla rimozione, la politica non fa gli interessi di tutti”

LECCE – La strada regionale 8, deputata a collegare Lecce a San Foca, passando per Vernole, s’ha da fare. Lo ha reso noto appena ieri l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Fabiano Amati, mettendo così fine alla lunga querelle sul cantiere interrotto per intoppi di natura burocratica. Ad avere la peggio, fin’ ora, sono stati i 150 operai del gruppo “Palumbo”, finiti in cassa integrazione in deroga e protagonisti di ripetute proteste. L’ultima, proprio a Bari. Le ruspe potrebbero rimettersi in moto quindi, in una data imminente che verrà comunicata all’impresa già nelle prossime ore: sull’infrastruttura esiste un finanziamento di ben 57 milioni di euro che rischiava di andare in fumo (con annessa richiesta di risarcimento danni) a causa di una Via scaduta e di cui non si era accorto nessuno.

I termini della valutazione d’impatto ambientale non erano più validi per la normativa nazionale, in contrasto con la legge regionale. Ma l’assessore ha provveduto a rasserenare gli animi: previo parere dell’avvocatura regionale che ha valutato legittimo l’operato della giunta Vendola, l’iter per l’avvio del cantiere potrà procedere.

Salvo ulteriori contenziosi. Ovvio. Se prima era stata la volta di alcune imprese agricole che si erano messe di traverso al progetto, opponendosi all’esproprio dei terreni lungo il tracciato stradale, ora è la volta di Coldiretti Lecce che si dice pronta a dar battaglia.

Il consiglio direttivo infatti, dopo la rielezione di Pantaleo Piccinno alla presidenza della federazione per i prossimi quattro anni, ha eletto la nuova giunta.  E tra le priorità assolute nell'agenda del consiglio, spunta la costituzione "ad adiuvandum" (in aggiunta) nel ricorso presentato al Tar dagli espropriandi della “Regionale 8” Lecce-Melendugno.

“Siamo esterrefatti per le dichiarazioni di alcuni rappresentanti politici del territorio – dicono il presidente e il direttore di Coldiretti Lecce, Pantaleo Piccinno e Benedetto De Serio – i quali esultano per la possibile ripartenza del cantiere dell'infrastruttura viaria, dimostrando ancora una volta ottusità e miopia nel comprendere quale siano le direttrici da implementare per lo  sviluppo del territorio. La strada Lecce-Melendugno c'è già, non ne servono altre”.

Coldiretti Lecce si schiera con decisione contro un’arteria a quattro corsie di 14,3 chilometri con nove rotatorie e 16 chilometri di complanari e raccordi che, partendo dalla tangenziale est di Lecce, dovrebbe collegarsi con la provinciale Melendugno-San Foca.

L’opera è stata finanziata dal Cipe e ricade tra le strade di categoria C considerate – a loro dire - non prioritarie. I comuni interessati, oltre a Lecce, sono Lizzanello, Vernole e Melendugno. Questi ultimi, secondo Coldiretti, saranno i più danneggiati, mentre decine di aziende si starebbero organizzando per difendere la loro integrità. “Solo nel territorio di Melendugno – denuncia la federazione - sarebbero almeno 2400 gli alberi destinati a essere rimossi”. 

“Non solo è uno spreco di soldi e di superficie agraria - insistono i dirigenti dei coltivatori diretti - ma è uno schiaffo a centinaia di imprenditori agricoli che nell’area stanno realizzando prodotti di qualità realizzando così un nuovo modello di crescita del Salento. E’ tempo di cambiare registro: il nostro futuro è nel lavoro prezioso degli imprenditori agricoli che hanno sviluppato aziende sulla qualità dei processi e dei prodotti». 

 “Non è possibile – proseguono De Serio e Piccinno - che la politica guardi agli interessi solo di una parte, ovvero dell'impresa e dei lavoratori senza tenere conto di altri lavoratori che hanno realizzato unità aziendali importanti, moderne, innovative che chiudono tutto il ciclo della trasformazione, dalla produzione alla vendita, veri e propri esempi di imprenditoria multifunzionali in linea con i nuovi orientamenti comunitari. Uno schiaffo a queste forze positive del territorio”. 

“La politica dovrebbe guardare gli interessi di tutti – aggiungono - altrimenti perde di vista il proprio ruolo, che è quello di equidistanza rispetto agli interessi dei cittadini e degli operatori”.

“Siamo convinti – osservano i dirigenti Coldiretti - che la strada non partirà perché presenta varie lacune amministrative e progettuali. Ciò che ci rammarica profondamente è invece la reazione  della politica regionale: speravamo che avesse uno scatto di reni e comprendesse che senza una decisione coraggiosa si finisce in un vicolo cieco di stalli legali e burocratici. La Regionale 8 è di fatto una cesura brutale sul territorio, che tronca tutte le relazioni materiali e immateriali che si sono sedimentate nel corso dei secoli. E' un progetto che cambierà il destino del territorio in cui insiste. Non si tratta di un campo fotovoltaico o dell'allargamento di una strada già esistente.  Ciò che si vuole realizzare è una ferita mostruosa, una divisione netta che romperà in modo irreversibilmente le contiguità e le sinergie che si sono create negli anni”. Davanti a tanta “miopia”, Coldiretti assicura che andrà avanti fino in fondo, per sostenere “ i veri interessi territorio”.

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