Sabato, 25 Settembre 2021
Cronaca Ugento

Colitti assolto perché baby testimone è inattendibile

Depositate le motivazioni della sentenza che assolve il 19enne dall'omicidio del consigliere di Idv, Peppino Basile. In 134 pagine, i motivi per cui la parole della bimba di 5 anni non sono affidabili

UGENTO - Ogni singolo indizio può avere altre spiegazioni, e la baby testimone non è attendibile. Per questo il 27 dicembre scorso i giudici del Tribunale per i minorenni, (presidente Aristodemo Ingusci, a latere Lucia Rabboni ed i giudici popolari) hanno assolto per insufficienza di prove il 19enne di Ugento Luigi Vittorio Colitti dall'accusa di aver ucciso insieme al nonno Peppino Basile.

Il perché l'hanno spiegato oggi, depositando insieme al dispositivo 134 pagine di motivazioni. Primo punto affrontato dai giudici: la baby testimone, la bimba di appena 5 anni che a distanza di un anno e mezzo dall'omicidio ha rivelato di aver visto i Colitti uccidere Basile, non è attendibile.

Ed è stato proprio questo l'elemento principe a sostegno dell'accusa. I giudici, riguardo alla confessione fatta dalla piccola al pubblico ministero Simona Filoni il 28 ottobre 2009, hanno obiettato il fatto che la minore non abbia riconosciuto con certezza i Colitti, limitandosi a dire che "somigliavano tanto". La bambina, ha eccepito il collegio, li conosceva bene e se li avesse visti si sarebbe espressa in termini di certezza. Ma i giudici prendono con le pinze quella confessione anche per il modo in cui è stata resa, e cioè semplicemente riassunta a verbale e non anche registrata.

Nel primo incidente probatorio, del 23 dicembre 2009, la piccola non solo non fece il nome dei Colitti: disse anche di non aver mai visto gli assassini, né prima, né dopo il delitto. Nel secondo invece, datato 17 febbraio 2010, nel corso del quale la piccola riconobbe i Colitti grazie alle fotografie, secondo i giudici la bambina sarebbe stata suggestionata dall'ambiente familiare. Quel che è certo, scrivono, sono solo due cose: che la piccola sia stata svegliata dalle urla di Basile e che sia andata alla finestra insieme alla nonna.

"L'ipotesi più probabile - è scritto - è che la bambina sia andata alla finestra quando già l'aggressione a Basile era finita e che, quindi ciò che ha potuto vedere sono state le fasi dei soccorsi, riconoscendo fra le persone presenti sulla strada anche l'imputato ed il nonno". Con riferimento alla raccomandazione fatta dalla nonna di non rivelare quanto accaduto quella notte, secondo il collegio si trattava "di una sorta di divieto generico di parlare di quella notte con chicchessia, anche per non essere chiamata a giustificare l'atteggiamento di chiusura mantenuto quella notte e dover testimoniare su quanto eventualmente visto ed udito".


Per quanto riguarda le bugie sull'orario di rientro del giovane Colitti, i giudici ritengono che tutto il nucleo familiare abbia mentito semplicemente per stare alla larga dagli investigatori, non certo per occultare un omicidio. Anche perchè nelle intercettazioni, osservano, non si fa mai riferimento al delitto. "Non c'è un solo riferimento alla diretta responsabilità di nonno e nipote all'azione omicidiaria - scrivono; e ancora, "in nessun passaggio vi è qualche domanda dei familiari al loro indirizzo volta a sapere qualcosa in più in ordine alle modalità dell'aggressione; mai gli si chiede se siano sicuri di non essere stati visti da nessuno". Infine, i giudici parlano dell'assenza del movente, poiché quasi tutti i testimoni hanno riferito che i rapporti fra Basile ed i Colitti erano buoni. L'unica teste a parlare di antichi dissapori fra i vicini è stata ritenuta inattendibile. Nella sentenza si fa anche riferimento al fatto che non sia stata approfondita la pista relativa alle frequentazioni di donne straniere da parte di Basile.

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