Sabato, 20 Luglio 2024
Carretta ancora in prognosi riservata / Gallipoli

Colpi di pistola contro l’aggressore: convalidati accuse e arresto, ma torna in libertà

Niko Piteo, il 27enne gallipolino fermato dai carabinieri dopo il fatto di sangue del 28 giugno scorso è stato scarcerato dal gip: “Ha agito per legittima difesa”. Restano in piedi le accuse di tentato omicidio e porto illegale di armi in luogo pubblico

GALLIPOLI - Avrebbe impugnato la pistola, che deteneva regolarmente in casa, con l’intenzione magari solo di intimorire Claudio Carretta, il 48enne gallipolino che solo qualche ora prima, dopo una discussione iniziata in un bar di una stazione di servizio di via Lecce, lo aveva anche presentemente aggredito con un bastone in ferro, e nonostante la presenza di altre persone e anche delle figliolette.

Ma quando poco più tardi, nei pressi di casa del giovane, la situazione ha poi preso una brutta piega, da quella Beretta calibro 7,65 nelle mani di Niko Saverio Piteo, 27enne, anche lui del posto, sono partiti diversi colpi d’arma da fuoco e almeno uno dei proiettili ha raggiunto il 48enne all’altezza dell’addome e del torace. Ferendolo gravemente.

Un’azione che stando all’attuale ricostruzione dei fatti, delle testimonianze e anche dal mancato riscontro della posizione della vittima (attualmente ricoverata in prognosi riservata e in condizioni gravi nel reparto di Rianimazione del Vito Fazzi di Lecce), per il 27enne finito in carcere ha fatto maturare la previsione della legittima difesa, come perorato anche nelle motivazioni della difesa di Piteo.

E al termine dell’udienza di convalida di questa mattina quindi, il gip Valeria Fedele, nella sua ordinanza ha disposto la convalida dell’arresto pressoché nella flagranza del reato, ma non ha confermato la misura cautelare in carcere come richiesto, già in prima battuta dal pm, Luigi Mastroniani.

Per il 27enne arrestato tre giorni addietro dai carabinieri della compagnia di Gallipoli, ai quali si era subito consegnato nell’immediatezza dell’accaduto, è scattata quindi la scarcerazione, come richiesto per altro dai suoi legali Pompeo Demitri e Stefano Palma, non essendoci nemmeno il rischio di inquinamento delle prove dal momento che Piteo si è costituito poi in caserma facendo ritrovare ai militari anche l’arma che ha utilizzato. Resta ovviamente accusato di tentato omicidio aggravato dai futili motivi e di porto illegale di armi in luogo pubblico.

Quando Carretta, quel pomeriggio del 28 giugno scorso, si è ripresentato con fare minaccioso, accompagnato anche da un nipote, nei pressi dell’abitazione di Piteo, in viale Europa, quel regolamento di conti dai contorni ancora poco chiari (se si escludono gli spaccati raccontati e ricostruiti dallo stesso Piteo al gip e dalle testimonianze della compagna, del nipote del ferito, e di chi ha assistito alla prima parte dell’aggressione presso la stazione di servizio) si è poi trasformato in un grave fatto di sangue.

Piteo ha ribadito di aver intuito che Carretta fosse anche lui armato e nel tentativo estremo di difendere principalmente la sua famiglia, ha sparato, secondo il gip inseguendo Carretta sino in via Varese dove quest’ultimo avrebbe trovato riparo dietro la sua Bmw X3, con l’intento di intimorire e costringere alla fuga il suo aggressore, e non di colpirlo con un chiaro obiettivo di ucciderlo. Gli sviluppi della vicenda saranno ulteriormente approfonditi.                 

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