Cronaca

Centrale a biomasse, comitato attacca l’inerzia degli uffici regionali

Il progetto di centrale termoelettrica ad olio combustile torna d'attualità, con il nuovo appello del comitato intercomunale che stigmatizza l'atteggiamento degli uffici chiamati ad esprimersi in merito: "Ingiustificabile inerzia"

CAVALLINO – Il tema delle biomasse a Cavallino torna a far discutere: è il comitato intercomunale contro la centrale a riportare la discussione al centro del dibattito locale, esprimendo il proprio rammarico per quella che definisce “la gravissima situazione venutasi a determinare”. In buona sostanza, Paolo Toma e Andrea Savonitti, portavoce rispettivamente per i cittadini presenti nel comitato di Cavallino e San Donato attaccano la “ingiustificabile inerzia” dell’ufficio industria energetica della Regione Puglia.

Secondo quanto raccontato, l’ufficio, chiamato ormai da oltre due anni a pronunciarsi sull’annosa vicenda della centrale termoelettrica ad olio combustibile “a filiera lunghissima”, sembrerebbe come affermano “aver preferito scaricare sulle altrui spalle il peso di una decisione tanto scomoda quanto scontata, se solo si fossero tenuti nella dovuta considerazione i pareri negativi espressi da Asl, provincia di Lecce e, in maniera estremamente puntuale, dalla stessa Arpa Puglia”.

I due rammentano che tali enti, interpellati dallo stesso ufficio regionale titolare del procedimento, non avevano esitato a sottolineare “in maniera ineludibile” i rischi per la salute umana rappresentati dall’impianto: “Rischi – spiegano - che già i comitati e le associazioni del territorio, successivamente riunitisi nel comitato intercomunale, avevano paventato all’indomani della scellerata delibera con cui il consiglio comunale di Cavallino, all’unanimità ma con scarsa cognizione di causa, come successivamente hanno ammesso alcuni protagonisti di quella seduta,  aveva approvato quel progetto, da subito bollato come insalubre da insigni personalità del mondo della medicina”.

Allo stesso tempo, il comitato intende manifestare la massima fiducia nell’operato del funzionario ministeriale incaricato dal Tar a dire l’ultima parola su di una vicenda che – si ribadisce – “avrebbe dovuto chiudersi sui tavoli della Regione Puglia diversi mesi orsono, ma che l’inspiegabile silenzio dei funzionari preposti ha fatto rimbalzare fino alla capitale, così aggravando di ulteriori costi un procedimento amministrativo di per sé fin troppo lungo e oneroso per le finanze pubbliche”.

 

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