Cronaca

Alcol e “spinelli” sempre più diffusi tra i minori. La famiglia, un argine che cede

In mattinata il Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza. All'ordine del giorno il bullismo e il consumo e lo spaccio di droga. Preoccupano i dati: aumentano i reati. In prefettura una cabina di regia per la prevenzione e il monitoraggio

LECCE – Aumentano il consumo di alcol, i reati relativi a detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti e le segnalazioni di fenomeni che si ascrivono al bullismo, come le minacce, le percosse, l’aggressione e l’estorsione (anche con uso di coltelli). E vacilla il ruolo della famiglia come primo avamposto della filiera del controllo sui minori. In casi non marginali la devianza si compie a scuola o nei dintorni.

Il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza convocato dal prefetto di Lecce, Giuliana Perrotta, ha affrontato questa mattina il tema del bullismo e del consumo di droga negli istituti. E’ emersa la necessità di fronteggiare in maniera coordinata e sempre più efficiente un mondo, quello degli studenti, osservato contestualmente da più punti di vista ma sempre con una prospettiva parziale. Ed allora ben vengano – questo il giudizio unanime – iniziative come il progetto “Un sms per dire no a droga e bullismo” voluto dal ministero dell’Interno, che dovrebbe essere definito e avviato nelle prossime settimane. Con un semplice messaggio telefonico al 43002, chiunque ne sia a conoscenza (studente, genitore, insegnante) potrà segnalare episodi consumati e situazioni a rischio.

All’incontro odierno hanno partecipato il procuratore capo della Repubblica, Cataldo Motta, il procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei minori, Maria Cristina Rizzo oltre a esponenti delle istituzioni locali – Carmen Tessitore per il Comune di Lecce e Francesco Pacella per la Provincia –, dirigenti scolastici e il coordinatore dell’Ufficio scolastico territoriale, Luigi Frigoli (insomma i presidi e quello che prima si chiama il provveditore).

Il procuratore Rizzo (nelrizzo_tribunale_minori-2la foto) ha fornito alcuni dati che fanno riflettere: spicca, ad esempio, l’aumento da 148 a 170 dei casi ascrivibili a minori di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti nel raffronto tra gli ultimi due anni giudiziari (da luglio a giugno): “Questo fenomeno - ha spiegato il magistrato a margine dell’incontro – tocca anche le scuole. Nessun allarmismo, ma c’è la necessità di un risveglio da parte dei genitori. Le scuole segnalano molto più che in passato, ma possono fare ancora molto perché ognuno deve assumersi le proprie responsabilità, a maggior ragione le istituzioni. Bisogna segnalare anche i minori colti a fare uso personale di droga perché questo consente l’intervento alle forze dell’ordine o ai servizi sociali”. 

E' diffusa, del resto, la consapevolezza che troppi siano i casi sui quali si stende ancora un velo di silenzio e che invece, lasciati attecchire, possono diventare vere e proprie dipendenze che aggrediscono personalità fragili e in perenne formazione.

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