Cronaca

Commercianti presi in ostaggio per rapina: condanne per 20 anni

In quattro presero d'assalto il proprietario della gioielleria "De Lumè" di Copertino. Due di loro ritenuti responsabili anche di un assalto al supermercato "Dico" con pistola e vicedirettore minacciato. Furono arrestati dai carabinieri. Ora sono arrivati i verdetti

LECCE - Aveva appena chiuso la gioielleria "De Lumè", quando quattro uomini armati lo bloccarono per strada, lo “spogliarono” di tutti i soldi che aveva addosso (200 euro), lo costrinsero a riaprire l'attività, lo incappucciarono, e lo tennero in ostaggio in un luogo isolato, per poi fuggire con un carico di preziosi dal valore di 40mila euro.

Tutti i componenti della banda che agì il 5 febbraio del 2013 a Copertino avevano il volto coperto da calzamaglia, ma le indagini condotte dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia riuscirono a risalire ai loro volti. Oggi è stato il giorno del verdetto per la banda ed è quello di una condanna che supera i 20 anni di reclusione.

In particolare: 5 anni e 8 mesi, più il pagamento della multa di 1.400 euro, sono stati inflitti al 28enne di Copertino Gianluca Calabrese; 5 anni tondi ciascuno più 1.200 euro di multa ai compaesani Andrea Riccardo Frisenda, 28 anni, e Cosimo Salvatore Suppressa, 27; 5 anni e 2 mesi a Mirko D'Adamo, 27, anche lui di Copertino.  Così si è pronunciato nelle scorse ore il gup Stefano Sernia al termine del processo che si è discusso col rito abbreviato.

Al vaglio del giudice c'era anche un'altra rapina, quella del 9 gennaio 2013 ai danni del supermercato “Dico”, a Copertino, attribuita però a due soli imputati, Calabrese e Frisenda. Secondo l'accusa, i due ragazzi, insieme a un'altra coppia di individui rimasta ignota, attesero anche  in questo caso la chiusura dell'attività per poi fermare per strada il vice-responsabile che, costretto sotto la minaccia di una pistola a disinserire il sistema d'allarme e a riaprire il portone d'ingresso, fu poi rinchiuso nella loro auto. I complici si sarebbero così impossessati della somma di 3mila euro e di un televisore.

Nel processo discusso oggi, Calabrese rispondeva anche del furto di un'auto, un Audi A3, avvenuto a Copertino il 13 settembre del 2012, che avrebbe dato alle fiamme cinque mesi dopo, ad Avetrana, insieme a D'Amamo. Gli imputati erano difesi dagli avvocati Mario Ciardo, Giovanni Valentini e Ladislao Massari. 

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