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Lunedì, 23 Maggio 2022
Cronaca

Compravendita di voti col clan mafioso? L’ex sindaco: “Solo millanteria”

Davanti al giudice, Antonio Megha, già primo cittadino e assessore di Neviano, ha negato l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso che due giorni fa gli è costata l'arresto ai domiciliari e ha cercato di chiarire la sua posizione

LECCE - E’ finito ai domiciliari con l’accusa di aver acquistato una cinquantina di voti dal clan Coluccia, ma l’avvocato Antonio Megha, 61 anni, già sindaco del Comune di Neviano, e assessore alla cultura fino a ieri (giorno in cui ha rassegnato le dimissioni) ha respinto gli addebiti. “Quella della compravendita è stata solo una finzione, una millanteria”: queste in sintesi le dichiarazioni rese oggi durante l’interrogatorio che si è tenuto nella caserma dei carabinieri di Maglie. Assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto, in collegamento da remoto col giudice Sergio Tosi che ha firmato il suo arresto per scambio elettorale politico-mafioso e con la pm Carmen Ruggiero, titolare delle indagini, ha cercato di chiarire la sua posizione e quelle dichiarazioni “scottanti” finite nell’ordinanza di custodia cautelare.

A suo dire sarebbero state rilasciate in un contesto di eccitazione e fermento dovuti alla campagna elettorale, ma non corrisponderebbero al vero. Di vero in questa storia ci sarebbe solo l’amicizia trentennale con Nicola Giangreco, l’uomo che secondo le carte dell’inchiesta, avrebbe fatto da intermediario tra lui e Michele Coluccia, 63enne di Noha, ritenuto al vertice dell’omonimo sodalizio, già condannato con sentenza irrevocabile per associazione mafiosa.

Questa la ricostruzione degli inquirenti: Megha avrebbe accettato tramite l’amico, la proposta di Coluccia di procurargli almeno cinquanta voti per le amministrative del settembre del 2020 nel comune di Neviano, terminate con la sua elezione a consigliere comunale e nomina quale componente della Giunta con delega alla cultura, istruzione e contenziosi legali. In cambio, il politico, avrebbe promesso: tremila euro in tre distinte tranche; un posto di lavoro al figlio di Coluccia in una impresa impegnata nella raccolta di rifiuti; e la disponibilità dell’apparato politico- amministrativo di Neviano e la sua funzione pubblica alle esigenze del clan, poiché stando alle intercettazioni, ottenuta la garanzia dei voti, avrebbe dichiarato: “Poi dico naturalmente  inutile  che ti dica che puoi disporre su Neviano”; di rappresentare gli interessi del sodalizio in Calabria: “ti posso aggiungere ci te serve che io, ogni tanto.... in Calabria tengo uno studio, dico, una collaborazione con un collega ...eee.... per conto dello studio di Novara... dice "si   là, forse mi servi di più", ha detto, perché là, dice mi serve, dice a Reggio Calabria? dico guarda a Reggio Calabria non vado, però se devo andare vado!.. non è che non vado.. per dirti, cioè a Reggio Calabria, io arrivo a Catanzaro, ma se devo andare a Reggio Calabria lampu, dico trecento chilometri altri non è che ci sia...eeee.... mi sto un giorno in più, eee.... Quello che devo fare lo faccio!”.

Ma, Megha ha negato di conoscere Coluccia e di aver mai ricevuto da lui alcun genere di proposta.

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