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Martedì, 31 Gennaio 2023
Cronaca Otranto

Con la barca in avaria, diciotto immigrati salvati in acque internazionali

Un natante che aveva iniziato ad imbarcare acqua ha lanciato l'allarme alla Capitaneria di Otranto. Complicata la sua collocazione, a confine tra Italia e Grecia. Allertati un centinaio di militari. A bordo anche quattro bimbi

OTRANTO – Avevano puntato il Salento come approdo del loro viaggio, partito nella notte dalle coste di Corfù. Si sono trovati, invece, intruppati, sulla rotta della speranza, su una barca in avaria e in uno spazio di mare dai confini non ben definiti, prima di essere raggiunti e tratti in salvo.

La disavventura di diciotto clandestini, tra cui quattro bambini, nel Canale d’Otranto, ha davvero i tratti di una storia al limite della realtà. Tutto ha avuto inizio con una segnalazione mattutina, raccolta dagli uomini della Capitaneria di porto di Otranto: un sedicente immigrato greco che affermava di trovarsi in prossimità delle coste salentine, ma con la difficoltà di scorgere la terraferma.

“Non vedo niente, non vedo niente” – ha ripetuto con foga il suo allarme, quasi come una cantilena, rinchiusa dentro una lingua imperfetta, tra oggettive difficoltà di comunicazione e traduzione. I militari della Guardia Costiera locale ci hanno messo poco a comprendere che, seppur nella fatica della conversazione, le informazioni date non fossero precise. Così hanno provato a stabilire un contatto utilizzando l’inglese, con un secondo interprete, riuscendo a chiarire le dimensioni della barca e il carico di diciotto persone a bordo.

Il natante, lungo circa sette metri, però, non è stato facilmente rintracciabile, in quanto privo di ogni mezzo di identificazione della propria posizione. Da qui, dunque, è partita una lotta contro il tempo, per salvare i clandestini, sul natante con un principio d’avaria e che stava imbarcando acqua, mobilitando dapprima tutte le unità operative del Salento, per poi interpellare anche quelle di altre aree pugliesi.

Alle ricerche hanno partecipato uomini delle Capitanerie di Porto di Bari, Brindisi, Gallipoli e Otranto, sei unità navali, due elicotteri dei Vigili del fuoco e della Guardia di Finanza e numerose unità di pattugliamento a terra con più di cento militari impegnati nella ricerca. A coordinare le operazioni il comandante dell'Ufficio circondariale marittimo idruntino, Francesco Amato. Nel corso delle ricerche, attraverso il tracciamento dei cellulari, si è scoperto che l’imbarcazione si trovava in una zona di confine tra Italia e Grecia, ben lontana, dunque, dal Salento, in acque internazionali, ma confermando la problematicità per le sue ridotte dimensioni di essere trovata in tempo.

La situazione si è evoluta, nel momento in cui gli immigrati hanno intravisto una nave, descrivendone le caratteristiche alle sale operative, fornendo notizie utili per la effettiva localizzazione del natante. Sono stati poi soccorritori greci ad arrivare sul posto e a prestare le prime cure alle persone a bordo, prima di ricondurle in Grecia, esattamente da dove erano partite. La loro disavventura dal momento dell’allarme lanciato fino al termine delle operazioni è durata quattro ore.

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