Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Concessioni su area demaniale in zona Parco, Tar sostiene la linea dell’ente

Dal tribunale amministrativo sì al rigore per consentire al piano territoriale di approntare strumenti idonei alla crescita sostenibile: la vicenda nata dalla richiesta di realizzazione di struttura balneare a Marina Serra

Marina Serra (repertorio)

TRICASE - Arriva la scure del Tar sul ricorso contro il Parco "Costa Otranto- Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase" e segna un punto a favore dell’ambiente e della sua tutela. I termini della lunga vicenda legale nascono dall’istanza privata di ottenere  un parere positivo da parte dell’Ente Parco, per il rilascio di una concessione su area demaniale in "Marina Serra di Tricase", per la realizzazione di una struttura per la balneazione.

Il diniego del comitato esecutivo del Parco alla concessione ha trascinato in tribunale l’annosa querelle tra chi sosteneva la libertà di iniziativa economica privata e la ratio stessa per cui è nata l’area naturale protetta: la salvaguardia di specie animali, vegetali e habitat, già contemplati in direttive europee, nonché i valori paesaggistici, gli equilibri ecologici, idraulici e idrogeologici superficiali e sotterranei.

La sentenza 0704/2013del Tar ha messo un punto fermo: il ricorso è infondato, la linea dell’Ente, guidato dall’ingegnere Nicola Panico, ha, invece, la sua fondatezza. Infatti, nell’attesa che venga alla luce il piano territoriale del parco naturale regionale "Costa Otranto-Santa Maria di Leuca e Bosco di Tricase", si è adottata una linea restrittiva per non alterare un prezioso e delicato equilibrio naturale: dunque no ad interventi diversi dalla creazione di facili accessi sulla costa, con manufatti di tipo precario.

Gli avvocati Giuseppe Pilon e Mauro Carrozzo hanno interpretato la filosofia del Comitato esecutivo del Parco e della legge che lo istituisce. Il presidente del parco esprime plauso e soddisfazione per una pronuncia che legittima la bontà della condotta dell’Ente: “La sentenza accresce la consapevolezza che le pur legittime aspirazioni imprenditoriali dei privati non possono in alcun modo intaccare il diritto di salvaguardia e tutela di un patrimonio naturalistico unico al mondo: esso deve rappresentare per noi e i nostri figli un punto di orgoglio, così come già avviene nei paesi più sensibili ai temi ambientali, che hanno costruito intorno a tali beni una solida e durevole strategia turistica”.

“Attenzione – aggiunge - ad interpretare il nostro diniego, confermato dal Tar, come la volontà di porre limiti allo sviluppo in quanto, continua il presidente, una volta che il Piano Territoriale del Parco sarà approvato, gli operatori economici ed i portatori d’interesse dell’area dovranno sforzarsi di individuare e sperimentare nuove forme di modificazione del territorio che siano contemporaneamente più innovative e sostenibili rispetto alle forme ormai ‘usurate’ troppo spesso contenute nei progetti proposti all’Ente”.

Sarebbe questo, infatti, lo stimolo che il Parco vuol dare: “Non più scempi – sottolinea Panico -, ma forme più responsabili di intervento rifacendosi agli oramai indiscussi principi dell’ingegneria naturalistica e della bioarchiettura. Ciò permetterà di puntare su flussi turistici sempre più attenti  alle politiche ambientali adottate dai territori che li ospitano”.

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