Postazioni del 118: marito e moglie accusati di truffa allo Stato rischiano processo

Notificati gli avvisi di conclusione delle indagini nel fascicolo sulle presunte irregolarità nel servizio di assistenza a Lecce fornito da due associazioni. Le indagini sono state condotte dal nucleo di polizia giudiziaria della guardia di finanza

LECCE – Sono due gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte irregolarità di alcune associazioni che gestivano il servizio di assistenza del 118 nel capoluogo salentino: la “Procivil Lecce Onlus” e la “Soccorso e Protezione Civile Lecce” (entrambe associazioni senza scopo di lucro esercenti l’attività di soccorso primario e trasporto infermi e feriti). Si tratta di Giuseppe Rondello e Katiuscia Lanzilao, leccesi di 46 e 44 anni (marito e moglie, rispettivamente legali rappresentanti, fino al 2011 epoca dei fatti contestati, della Spc e della Procivil) per cui l’ipotesi di reato è di truffa ai danni dello Stato.

Al centro dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Lecce, Giuseppe Capoccia, le onlus che gestivano alcune delle 34 postazioni presenti sul territorio della penisola salentina, quella di via Matera, nome in codice IndiaStadio, e quella di San Foca. Un’inchiesta lunga e complessa quella condotta dagli uomini della sezione di polizia giudiziaria della guardia di finanza di Lecce, sotto la guida del colonnello Francesco Mazzotta, uno degli ufficiali più esperti e competenti tra quelli in servizio. Nel corso delle indagini sono state sottoposte a sequestro alcune ambulanze ed è stata acquisita documentazione contabile e amministrativa, relativa alla gestione dell’associazione e del personale.

Un labirinto intricato di atti, documenti e burocrazia, in cui il paziente e certosino lavoro delle fiamme gialle ha portato alla luce un lungo elenco di falsi documenti presentati per richiedere ed ottenere dall’Asl di Lecce l’allargamento dell’autorizzazione per l’utilizzo di alcune ambulanze Fiat Ducato. Ogni postazione, infatti, deve avere in dotazione due ambulanze assolutamente efficienti, in modo da poter assicurare il servizio anche in caso di guasto. I mezzi in dotazione all’associazione, invece, sarebbero risultati non solo inefficienti, ma anche sprovvisti di copertura assicurativa. Inoltre, nella postazione di San Foca, sarebbero stati utilizzati i medesimi mezzi di soccorso primario destinati e autorizzati dall’Asl per la postazione 118 di Via Matera (e viceversa), gestita dalla “Soccorso e Protezione Civile Lecce”.

La Lanzilao, inoltre, avrebbe indicato falsamente la propria presenza in servizio, nei mesi di agosto e settembre 2011, in alcuni turni del personale della “Procivil” addetto al servizio del 118, sia presso la postazione estiva di San Foca sia in quelli relativi alla postazione Stadio gestita da altra onlus, la “Soccorso e Protezione Civile Lecce” di cui era rappresentante legale il marito. L’indagata era quindi presente contemporaneamente presso entrambe le postazioni.

Un sistema di presunti raggiri e false dichiarazioni, quello messo in evidenza dagli uomini del colonnello Mazzotta, che avrebbe indotto in errore l’Asl di Lecce, portandolo a liquidare alla “Procivil” quali compensi nell’anno 2011 la somma complessiva di euro 23.225 relativo ai mesi di luglio-agosto e settembre 2011 per il servizio di pronto soccorso estivo prestato presso la postazione della marina di San Foca, procurandosi in tal modo un ingiusto profitto con conseguente danno per l’ente pubblico.

Non solo, avrebbero indotto in errore l’Asl di Lecce facendo liquidare alla “Soccorso e Protezione Civile Lecce” quali compensi nell’anno 2011 la somma mensile di euro 22.697 relativi al servizio di 118 presso la postazione di via Matera e la somma complessiva di euro 23.225 relativi ai mesi di luglio-agosto e settembre 2011 per il servizio di pronto soccorso estivo prestato presso la postazione di San Cataldo. I due si sarebbero procurati così un ingiusto profitto con conseguente danno per l’ente pubblico.

A dare avvio all’inchiesta della magistratura era stata la denuncia della stessa Asl di Lecce, che nel corso di alcune verifiche cicliche aveva riscontrato delle irregolarità nella documentazione presentata agli uffici amministrativi. 

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