Venerdì, 30 Luglio 2021
Cronaca

Omicidio Zuccaro: presunto assassino e fiancheggiatori rischiano processo

Ci sono ancora dubbi sul movente dell’assassino del bodyguard di San Cesario di Lecce, freddato a colpi di pistola in una domenica mattina di luglio. Sono otto gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati. Oltre al presunto killer, altre sette persone rischiano il processo

I rileivi nel giorno dell'omcidio

LECCE – Sono ben otto gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari notificati nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Gianfranco Zuccaro, 37 anni, avvenuto la mattina del 7 luglio nel centro di San Casario di Lecce, paese natale della vittima. Oltre a Lorenzo Arseni, 47enne, il presunto killer arrestato alcuni dopo circa un mese di latitanza, altre sette persone rischiano di finire a processo.

Si tratta di coloro che, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbero favorito e agevolato la latitanza del presunto assassino (fornendogli alloggio e schede telefoniche): Antonio De Marco, 45enne di Torchiarolo, convivente della sorella di Arseni; Federica Ferrara, 27 anni, di Brindisi; Maurizio Manfreda, 43 anni, di Brindisi; Agata Rollo, 53 anni, di San Cesario; Italo Cleopazzo, 65 anni, di San Cesario; Sandro Moriero e Carmelina Renna, 37 e 47 anni, di San Cesario. L’accusa nei loro confronti è di favoreggiamento.

Arseni, assistito dagli avvocati Massimiliano Petrachi e Ladislao Massari, ha spiegato agli inquirenti di aver agito d’istinto, sparando non per uccidere ma per ferire il suo antagonista. Alla base del tragico fatto di sangue vi sarebbe la gelosia. La sera prima dell’omicidio, infatti, il 47enne di San Cesario avrebbe saputo dalla moglie che Zuccaro in più occasioni l’aveva infastidita, rivolgendole avance e apprezzamenti. In alcune occasioni, sempre in assenza del marito, il 37enne di professione bodyguard si sarebbe recato presso l’abitazione della coppia. Una tesi non condivisa dall’accusa, che contesta l’omicidio premeditato, senza però fornire un preciso movente a un omicidio dipinto come una sorta di esecuzione mafiosa.

La domenica mattina del 7 luglio, Arseni avrebbe quindi deciso di incontrare il suo rivale nel bar abitualmente frequentato dallo stesso. Conoscendo la fama del 37enne, un uomo prestante fisicamente e, a suo dire, violento, avrebbe deciso di portare con sé una pistola. La conversazione tra i due sarebbe poi proseguita all’esterno dell’attività commerciale: Zuccaro avrebbe inizialmente negato ogni contatto con la compagna dell’arrestato.

Poi, però, mentre i due si stavano separando, il bodyguard (sempre secondo quanto raccontato da Arseni) avrebbe rivolto pesanti apprezzamenti nei confronti della moglie, schernendo il suo interlocutore. L’uomo, accecato dalla gelosia, avrebbe estratto la pistola dal marsupio, sparando una serie di colpi “alla cieca” (senza ricordare quanti). Zuccaro, colpito più volte, sarebbe deceduto in pochi istanti, dopo essersi trascinato per alcuni metri per le ferite causate da tre colpi di pistola calibro 7.65, che gli hanno trapassato il fegato ed un polmone.

Alla base dell’omicidio dunque, secondo la versione fornita dal presunto assassino, non vi sarebbe alcun mandante e nessuna modalità mafiosa, ma una folle e accecante gelosia, generata dal modo con cui il bodyguard, non solo avrebbe ripetutamente molestato la moglie del killer per mesi, ma lo avrebbe anche offeso di fronte alle sue richieste di chiarimento. Una tesi che, come detto, non ha convinto gli inquirenti, che stanno ora vagliando attentamente le dichiarazioni di Arseni, attraverso riscontri e accertamenti tecnici.

La latitanza di Lorenzo Arseni era avvenuta a Lendinuso, marina di Torchiarolo, nel brindisino, al confine con il territorio leccese. A distanza di oltre un mese dall’omicidio, ripreso integralmente da una videocamera installata nei pressi della pasticceria “Natale”, gli investigatori hanno scorto la moglie, risalendo al nascondiglio prescelto da Arseni. La donna se ne stava sotto a uno degli ombrelloni della spiaggia adriatica, assieme al figlio di sei anni. Pedinata fino all’abitazione – una villetta del luogo, messa a disposizione da complici e presa in affitto da terzi – i carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce, coordinati dal capitano Biagio Marro, hanno scovato il fuggiasco.

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