Cronaca

Concorso esterno in associazione mafiosa, Aluisi ottiene i domiciliari

Questa mattina ha lasciato il carcere il titolare di una ditta di pompe funebri accusato di aver appoggiato il clan di Parabita

PARABITA - Ha ottenuto i domiciliari il titolare di una ditta di pompe funebri Pasquale Aluisi, 53 anni, di Parabita, tra i ventiquattro indagati nell'inchiesta “Coltura” che lo scorso dicembre smantellò il sodalizio criminale di cui avrebbe preso le redini, dopo l'arresto del padre Luigi, boss storico della Sacra Corona Unita, il 32enne di Parabita Marco Antonio Giannelli. Questa mattina, il gip Alcide Maritati ha accolto la richiesta di allegerimento della misura cautelare avazata dagli avvocati Mariangela Calò ed Elvia Belmonte per conto dell'imprenditore finito in carcere con l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione di armi e incendio.

Una decisione che fa i conti con l'interrogatorio al quale lo stesso indagato ha voluto sottoporsi per chiarire la sua posizione, soprattutto in merito ai passaggi di alcune intercettazioni, dopo aver ricevuto l'avviso di conclusione delle indagini. Oltre ad  Aluisi, di concorso esterno in associazione mafiosa risponde anche l'ex vicesindaco di Parabita Giuseppe Provenzano, 53 anni, all'epoca assessore comunale con delega ai servizi sociali. Questi avrebbe appoggiato il sodalizio in cambio del suo sostegno alle elezioni amministrative del maggio 2015: si sarebbe interessato all'assunzione di alcuni sodali o dei loro familiari come operatori ecologici nella ditta che gestisce il servizio a Parabita e avrebbe versato denaro alle casse del clan per il sostentamento dei sodali detenuti.

Nella stessa inchiesta è finito pure l’infermiere dell’Asl di Lecce Lorenzo Mazzotta, 45 anni, di Collepasso che, un anno fa, nelle vesti di responsabile dell’ambulatorio del “paziente stomizzato” presso la struttura del vecchio ospedale “Vito Fazzi” di Lecce (dove hanno sede anche il Sert e il relativo laboratorio analisi) si sarebbe impegnato a far analizzare un campione di urina “pulito” al posto di quello contaminato dall’uso di sostanze stupefacenti di Marco Giannelli, per far sì che questi ottenesse la patente di guida (revocata dalla Prefettura due anni prima). Lo avrebbe fatto in cambio della somma di mille euro, parte della quale sarebbe servita allo stesso Mazzotta per remunerare un altro dipendente pubblico corrotto.

Gli altri indagati sono: Fernando Cataldi, 26 anni, di Collepasso; Cristiano Cera, 25, di Ugento; Vincenzo Costa, 52, di Matino; Claudio Donadei, 43, di Parabita; Leonardo Donadei, 50, di Parabita; Antonio Fattizzo, 38, di Parabita; Antonio Luigi Fattizzo, 20, di Parabita; Federico Fracasso, 30, di Parabita; Adriano Giannelli, 40, di Parabita; l'albanese Besar Kurtalija, 29 anni, di Parabita; Donato Mercuri, 52, di Parabita; Fernando Mercuri, 53, di Parabita; Orazio Mercuri, 46, di Parabita; Cosimo Paglialonga, 61, di Collepasso; Giovanni Picciolo, 34, di Collepasso; Alessandro Prete, 35, di Casarano; Marco Seclì, 31, di Parabita; l'albanese Saimir Sejdini, 25, residente a Taviano; Matteo Toma, 37, di Parabita; Mauro Ungaro, 33, di Taurisano.
 

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