Domenica, 25 Luglio 2021
Cronaca

Si era finto intermediario, ma era lui l’estorsore: condannato cameriere

Un 46enne di Serrano, frazione di Carpignano Salentino, avrebbe detto alla proprietaria del ristorante nel quale lavorava di aver ricevuto richieste esplicite da alcuni individui di Bari. Solo il versamento del pizzo avrebbe salvato il locale

LECCE – Lo stipendio da cuoco presso un ristorante di Serrano, frazione di Carpignano Salentino, non gli bastava. E così avrebbe pensato di poter guadagnare molto di più, fingendosi il tramite di fantomatici estorsori baresi, i quali avrebbero chiesto il pizzo alla titolare del ristorante attraverso il loro portavoce, Corrado Cecilia, 46 anni del luogo.

In realtà, come poi hanno appurato i carabinieri della stazione di Martano, grazie alla denuncia della ristoratrice, l’uomo si era inventato tutto e per lui sono scattate le manette, in flagranza di reato. I fatti risalgono allo scorso 14 gennaio, quando la proprietaria dell’attività, una 39enne slovena residente a Serrano, ha denunciato ai militari di essere stata vittima dell’accaduto. Una tesi condivisa anche dal giudice monocratico Pasquale Sansonetti, che ha condannato Cecilia a 3 anni e sei mesi. Nei confronti della donna vittima della presunta estorsione, che si è costituita parte civile con l’avvocato Giulio Insalata, il giudice ha stabilito un risarcimento di 20mila euro.

CECILIA CORRADO-5-2Il dipendente avrebbe raccontato alla 39enne che alcuni individui di Bari, avrebbero utilizzato lui come tramite per chiedere il pizzo. In caso di rifiuto, avrebbero incendiato il locale e fatto del male ai suoi famigliari. La donna, di fronte a quella minaccia, ha ceduto, consegnando al cameriere, nel periodo compreso tra settembre 2012 e gennaio 2013, circa 6mila e 300 euro. L’imputato avrebbe inoltre richiesto per il mese di febbraio 2013 altri 15mila euro da versare come ultima rata del pizzo. Tutto denaro pagato per salvare il ristorante. Proprio quest’ultima tranche, quella di 15mila euro, ha spinto la donna a denunciare il suo dipendente. Così i carabinieri hanno predisposto un servizio di osservazione in prossimità dell’abitazione di Cecilia, luogo in cui sarebbe avvenuto lo scambio.

L’uomo era stato arresto in flagranza dopo aver ritirato dalla vittima una busta contenente la somma contante di 2mila euro, acconto a fronte della richiesta di 15mila euro. Nel corso dell’immediata perquisizione da parte dei militari, fu inoltre sequestrato un manoscritto predisposto dall’uomo e che la vittima avrebbe dovuto firmare, al fine di giustificare quale prestito la somma estorta. L’uomo ha sempre respinto le accuse, affermando che quei soldi gli erano dovuti per un precedente prestito concesso alla donna. Una tesi confermata da alcuni colleghi dell’imputato, ma che non ha convinto il giudice, che ha condannato l’uomo.

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