Cronaca

Calci e schiaffi al vigile per una multa: 32 mesi a cinque fratelli

Una famiglia patteggia la pena (sospesa) per l'episodio avvenuto a Tricase il 18 marzo 2014. Per l'accusa aggredì l'agente per convincerlo a ritirare la sanzione

LECCE - Cercarono di convincere il vigile ad annullare la multa a suon di offese, calci e schiaffi. Protagonisti dell'episodio avvenuto il 18 marzo del 2014 a Tricase furono cinque fratelli che ieri hanno chiuso il loro conto con la giustizia patteggiando pene per un totale di 32 mesi di reclusione.

La sentenza è stata emessa dal gup (giudice per l'udienza preliminare) Michele Toriello che ha accolto le richieste formulate dai cinque imputati attraverso l'avvocato Daniele Gatto. In particolare, otto mesi sono stati concordati dall'automobilista, M.M. le iniziali del suo nome, un 28enne originario di Tricase ma residente a Tiggiano, e sei mesi a testa dai due fratelli, di 36 e 37 anni, e dalle due sorelle, di 23 e 34 anni. Il giudice ha inoltre riconosciuto il beneficio della pena sospesa e ha imposto il pagamento di 920 euro alla vittima (assistita dall'avvocato Mario Ciardo) per le spese di costituzione civile.

Le accuse mosse a vario titolo dal pubblico ministero Massimiliano Carducci (titolare del fascicolo d'inchiesta) erano di violenza e oltraggio a pubblico ufficiale, lesioni, e rifiuto di fornire le generalità. Secondo le indagini, dopo aver trovato la multa sul parabrezza dell'auto parcheggiata in modo irregolare, il 28enne si avvicinò all'agente e alla sua collega per convincerli ad annullare la sanzione.

Al rifiuto dei vigili gli eventi sarebbero precipitati in una bagarre: volarono offese e parolacce, il giovane si rifiutò di fornire le proprie generalità e con i tre fratelli avrebbe accerchiato il malcapitato. Questi sarebbe stato strattonato per le braccia, colpito con calci e pugni alle gambe e afferrato per la gola, mentre una delle sorelle avrebbe dato manforte ai “suoi” con frasi del tipo: “Non vi preoccupate, tanto li sistemiamo noi dopo, sappiamo chi sono. La vigilessa abita a Corsano, mentre quell'altro è di Tricase”; “ignoranti, maleducati, state facendo abuso di potere solo perché avete la divisa addosso”.

La situazione tornò alla normalità, dopo l'arrivo dei carabinieri, allertati dalla vittima. Ma la vicenda non è terminata per le vie di Tricase, è proseguita e si è chiusa in un'aula di giustizia.

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