Domenica, 13 Giugno 2021
Cronaca

Simularono l’investimento da auto pirata per riscuotere fondo vittime della strada: condannati

Due anni e sei mesi di reclusione per i tre imputati coinvolti in una vicenda cominciata nell’agosto del 2015. Il sinistro si verificò per l’impatto con un furgone, presumibilmente in ambito lavorativo

Il Tribunale di Lecce.

LECCE – Simularono un investimento da parte di un’auto pirata per riscuotere il risarcimento del Fondo di garanzia vittime della strada. Ma le varie fasi processuali hanno smontato questa tesi, accertando che il sinistro avvenuto nella serata di agosto del 2015 sulla Lecce-Merine, fu in realtà più probabilmente un incidente sul lavoro. Il giudice della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, Maria Francesca Mariano ha dato ragione ad Allianz spa, la compagnia designata alla gestione dei sinistri del Fondo di garanzia vittime per la strada per la Regione Puglia, difesa dall’avvocato Silvio Caroli del Foro di Lecce.

I tre imputati Alfonso Ingrosso, Albino Volpe e Carmelo Camassa, rinviati a giudizio nel 2018 per simulazione di reato e truffa, sono stati condannati a due anni e sei mesi di reclusione, alle spese e al risarcimento nei confronti della compagnia assicurativa. Il primo è il protagonista della vicenda giudiziaria, gli altri due hanno avrebbero poi reso dichiarazioni false. Ingrosso, all’epoca dei fatti 47enne, finì in ospedale con gravi ferite nella tarda serata del 7 agosto di sei anni addietro. Fu effettivamente colpito da un mezzo, poi soccorso da Camassa al quale chiese aiuto e accompagnato di corsa al “Vito Fazzi” di Lecce. Sostenne, assieme agli altri due imputati, di essere stato travolto da un’auto pirata.

Ma è emersa nel tempo una discrepanza fra la ricostruzione fornita dagli imputati e quanto riportato dalla cartella clinica redatta dai medici del pronto soccorso. Le lesioni riportate nel sinistro da Ingrosso non furono infatti giudicate compatibili con un veicolo basso dallo stesso medico legale. Quest’ultimo non ravvisò infatti traumi agli arti inferiori, quanto all’altezza del torace e della zona lombare. Non poteva dunque trattarsi di una vettura, ma di un furgone.

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