Giovedì, 5 Agosto 2021
Cronaca

Condussero sulle coste salentine 55 migranti. Condannati due fratelli turchi

Il 27 ottobre del 2012 la guardia di finanza intercetta un'imbarcazione sospetta. L'operazione che ne segue porta all'arresto di due scafisti. Per loro il giudice ha stabilito anche una multa di centinaia di migliaia di euro

LECCE – Dovranno, o forse è più logico dire dovrebbero, risarcire lo Stato italiano con un centinaio di migliaia di euro di multa (oltre al pagamento delle spese processuali e di quelle relative al mantenimento in carcere). No, non si tratta (come sarebbe logico supporre) di grandi truffatori o evasori milionari, ma più semplicemente di due scafisti turchi. L'ultimo ingranaggio di quella grande macchina del crimine internazionale che ha nel traffico di esseri umani la sua principale fonte di guadagno.

Quella di Hamit e Haci Serttas, di 37 e 38 anni, è la storia di due moderni “Caronte”, accusati di aver sbarcato sulle nostre coste 55 cittadini extracomunitari di varie nazionalità. Storie di uomini di mare, facce bruciate dal sole e dal sale, sguardo impassibile, abituati a sfidare la vita e soprattutto la morte. Hamit e Haci oltre che criminali sono marinai, gente che ha imparato che il mare sa regalare e sa prendersi tutto. Anche la libertà, come nel loro caso.

La loro vicenda giudiziaria inizia il 27 ottobre del 2012. Una stagione calda sotto il profilo della lotta e del contrasto all'immigrazione clandestina, con centinaia di migranti che hanno ricominciato a cercare approdo sulle coste salentine in cerca di speranza e del miraggio di una vita migliore. Le fiamme gialle, coordinate dal colonnello Vincenzo Di Rella, erano impegnate nel pattugliamento marittimo del Canale d'Otranto e del basso Jonio. I finanzieri intercettarono una barca sospetta che veleggiava verso la Puglia.

I successivi controlli e i riscontri informativi dai finanzieri, permisero di identificare il natante, già utilizzato con ogni probabilità in passato per il trasporto di clandestini sulle coste del Salento. L'obiettivo fu monitorato e "ombreggiato" per diverse ore. Nel frattempo fu predisposto un dispositivo di controllo attraverso mezzi marittimi d'altura e costieri, oltre che terrestri, in modo da approntare una barriera invalicabile. Il natante, barca a vela di 14 metri, fu intercettato a circa nove miglia a Sud da Santa Maria di Leuca. Gli scafisti cercarono di sfuggire ai controlli con una serie di manovre e, solo dopo numerosi tentativi, rinunciarono a proseguire, consentendo così ai finanzieri di assumere il controllo dell'imbarcazione e di scortarla fino al porto di Gallipoli. Sulla barca, battente bandiera statunitense, vi erano 55 migranti (42 uomini, 8 donne e 5 bambini), quasi tutti di etnia afghana.

Quella nella "città bella" fu l'ultima tappa di un viaggio lungo quasi due anni attraverso paesi devastati da guerre e miseria, custodi di civiltà e culture millenarie. Un viaggio pagato con i risparmi di una vita (circa settemila euro) attraverso luoghi e genti diverse, sognando di poter raggiungere la speranza di una vita migliore, di un qualcosa in più per la propria esistenza. La loro è la storia di tanti migranti (clandestini per le leggi italiane) sbarcati sulle nostre coste spinti dalla possibilità di poter accarezzare il paradiso dell'Europa democratica e civile, di un'Italia benestante e piena di lavoro, di sogni che ben presto diventano illusioni.

Migliaia di chilometri percorsi con la curiosità e la voglia di scoprire, incantati dinanzi a spazi troppo grandi anche solo da immaginare. Un viaggio a ritroso nel tempo, lungo la strada dei caravanserragli e dei grandi mercanti, ripercorrendo l'antica "Via della seta". Per i migranti si aprono le porte del Cara (il Centro di accoglienza richiedenti asilo), per i due scafisti quelle del carcere di Borgo San Nicola.

Oggi, a distanza di alcuni mesi da quel viaggio, la storia di Hamit e Haci Serttas si è conclusa con una condanna a 6 anni e sei mesi di reclusione. La sentenza è stata messa dal gip Annalisa De Benedictis. Entrambi, assistiti dall'avvocato Laura Serafino, hanno scelto il giudizio con rito abbreviato, ottenendo così uno sconto di pena pari a un terzo. Uno sconto applicato anche sulla multa. Secondo le leggi italiane, infatti, si applica una sanzione di 25mila euro per ogni cittadino extracomunitario trasportato. 

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