Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Accoltellò il fratello dopo una lite per futili motivi, condannato a 4 anni e otto mesi

L'accusa aveva invocato una condanna a otto anni. Il gup Giovanni Gallo, dopo l'ascolto della vittima, ha però riconosciuto all'imputato le attenuanti generiche. Il tragico episodio avvenne lo scorso anno in un'abitazione alla periferia di Casarano

LECCE – Una lite, l’ennesima di un rapporto complesso tra due fratelli, che rischiò di finire in tragedia. Una coltellata al torace, all’altezza di un polmone, un’altra al fianco e una terza alla mano protesa, in un istintivo gesto di difesa. Mario Stefano, 23enne di Casarano, rischiò di morire, sotto la furia del fratello, Antonio, 27enne, per il più futile di motivi: accusato da quest’ultimo di avergli sottratto un djambè, strumento musicale a percussione, tipico delle culture africane. 

Il tragico episodio avvenne in un’abitazione di via Adige, alla periferia di Casarano, era la mattina dell’11 giugno 2012. Fu una telefonata al 112 a far scattare i carabinieri sul posto. Qualcuno, con voce maschile, dall’altro capo del telefono, riferì di voler denunciare un “omicidio”. Oggi, per quei tragici fatti, Antonio Stefano è stato condannato, al termine del giudizio con rito abbreviato, a 4 anni e otto mesi di reclusione per tentato omicidio. L’accusa aveva invocato una condanna a otto anni. Il gup Giovanni Gallo, dopo l’ascolto della vittima, ha però riconosciuto all’imputato, assistito dall’avvocato Vincenzo Venneri, le attenuanti generiche.

In quella calda mattina di giugno, dopo aver individuato l’abitazione, i militari del nucleo operativo radiomobile fecero irruzione, individuando subito Antonio Stefano. Addosso aveva una maglietta sporca di sangue. Spiegò di aver avuto un litigio con il fratello e di essersi ferito, riportando leggere escoriazioni alla mano. Non fornì altri chiarimenti. Iniziarono così gli approfondimenti sul caso, che in breve permisero di ricostruire l’accaduto.

STEFANO Antonio-2-2-2Il 27enne, a prima mattina, iniziò a urlare, perché non trovava il suo strumento musicale a percussione. Il più giovane, Mario, gli chiese cosa fosse successo, negando fermamente di aver preso il tamburo, e, vistosi minacciato con un coltello, cercò di scappare. Mentre si stava allontanando in fretta dall’abitazione, scendendo giù per le scale, fu però raggiunto e colpito più volte. Riuscì comunque ad allontanarsi e a rifugiarsi in casa di un parente, che abita a breve distanza. Condotto presso il pronto soccorso dell’ospedale “Ferrari” di Casarano, dopo essere stato visitato, fu giudicato guaribile in una ventina di giorni, e trasferito presso il reparto di chirurgia toracica del “Vito Fazzi” di Lecce.

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