Cronaca Stadio / Via Giacomo Leopardi

Colpito dalla sbarra della sottovia, tre condanne e danno da 10mila euro

La sentenza in primo grado ai danni di tre operai. Non fu un guasto tecnico a ferire nel dicembre 2011 un leccese in scooter, ma un'omissione. Il sistema era stata installato all'epoca per bloccare le auto in caso di forti piogge

LECCE - Ci sono voluti oltre sei anni di battaglie legali e sfide a colpi di perizie tecniche, ma alla fine è arrivata la sentenza in primo grado, emessa dal giudice monocratico Sergio Tosi. Tre operai sono stati condannati per lesioni colpose in concorso. Tre mesi ciascuno, con pena sospesa, più il risarcimento del danno in separata sede, con una provvisionale di 10mila euro.

Tutti di Galatone, gli imputati erano Sebastiano Marcuccio, 53enne, Rossano Biancospino, 59enne, e Angelo Pranzo, 42enne, impiegati della ditta Sud Segnal Srl. La vicenda riguarda un incidente avvenuto a Lecce, tanto bizzarro, quanto molto pericoloso, che solo grazie al casco non provocò danni persino peggiori alla vittima.

Era il 29 dicembre del 2011. Enrico Mizzi, leccese, oggi 56enne, stava per accedere al sottopassaggio di viale Leopardi con il suo scooter Liberty 125. Proveniva da viale Japigia. All’improvviso, una delle sbarre collocate all’epoca davanti all’accesso, e che si sarebbero dovute chiudere solo in caso di allagamento del sottopasso, cedette e colpì in pieno il volto del malcapitato.

Mizzi riportò un trauma facciale, con la rottura delle ossa del naso. Trenta giorni di prognosi, più una serie di consulenze perché, già affetto da cecità da un occhio, si è aggravato ulteriormente il problema della vista. Un vero calvario. E gli è stata riconosciuta, in definitiva, un’invalidità del 10 per cento.

Ebbene, all’origine di tutto non vi sarebbe stato un guasto meccanico, secondo quanto rilevato nel corso delle indagini, ma un’omissione: il mancato reinserimento del blocco a chiave. I tre operai, infatti, quella mattina erano al lavoro come ogni mese per una manutenzione del dispositivo che il Comune di Lecce aveva fatto installare dopo la morte dell’avvocato Carlo Andrea De Pace, 80enne, il quale, durante un nubifragio che si scatenò sulla città, annegò all’interno della sua autovettura impantanata sul fondo della sottovia. Una tragedia ben nota alle cronache.

Purtroppo, però, stando a quanto verificato dal consulente nominato dal sostituto procuratore Paola Guglielmi, l’ingegner Antonio Vernaleone, in violazione delle modalità d’uso, i tre operai avrebbero lasciato la sbarra in configurazione manuale con la molla di bilanciamento fuori taratura. La legge di gravità fece il resto e la sventura volle che tutto accadesse al passaggio dell’uomo in scooter.

Sulla vicenda, l’avvocato Giuseppe Milli, che ha difeso nel procedimento Enrico Mizzi, presentò un esposto alla magistratura che fece partire l’indagine, con l’identificazione dei tre operai da parte della polizia locale.

L’incidente fu davvero particolare. La sbarra di abbassò all’improvviso di circa 45 gradi, colpendo prima il parabrezza dello scooter e poi, di rimbalzo, il volto del malcapitato, che fu sbalzato di sella e per qualche minuto perse anche conoscenza, dopo essere persino rotolato verso il fondo del sottopassaggio. Trasportato in codice rosso all’ospedale “Vito Fazzi”, fu sottoposto a un esame tomografico alla testa che rilevò la frattura delle ossa nasali.

Il sistema all'ingresso della sottovia prevedeva che, in caso di forti piogge, vi fosse l'abbassamento della sbarra per bloccare il traffico in ingresso. Una chiusura che doveva essere preceduta, però, dall'accensione delle sirene e da un allarme sonoro, per dare il tempo agli automobilisti - circa 60 secondi - di fermarsi prima dell'ostacolo artificiale. Tutto questo non avvenne e, anzi, si rilevò già a suo tempo come a chiudersi (o meglio, a collassare di circa 45 gradi) fosse stata una sola sbarra e non entrambe.

Dopo la condanna dei tre operai, in sede civile l’avvocato Milli citerà la Sud Segnal Srl. Gli imputati erano difesi dall’avvocato Alessandro De Matteis. Il sistema della chiusura a sbarre, voluto dall'allora assessore Gaetano Messuti, fu smantellato proprio dopo quell'incidente. 

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