Mercoledì, 22 Settembre 2021
Cronaca Surbo

Condannato a sei anni dipendente comunale per violenza sessuale sulla vicina di casa

Non lascia dubbi il verdetto di primo grado emesso nelle scorse ore nei riguardi di Giuseppe Della Patria, di Surbo, accusato di aver molestato la donna. Dovrà risarcirla anche con 40mila euro. Interdizione per cinque anni dai pubblici uffici. La difesa ricorrerà in appello

La stazione dei carabinieri di Surbo.

LECCE - Sei anni di reclusione. Non lascia dubbi il verdetto di primo grado emesso nelle scorse ore nei riguardi di Giuseppe Della Patria, il dipendente comunale di Surbo accusato di aver molestato una vicina di casa. La sentenza, emessa dal collegio della prima sezione penale (composto dal presidente Francesca Mariano e dai giudici Sergio Tosi e Alessandra Sermanini), ha inoltre condannato il 53enne all'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e a risarcire la presunta vittima (parte civile con l'avvocato Claudio Di Candia) con 40mila euro.

La pubblica accusa, rappresentata dal pubblico ministero, Emilio Arnesano aveva invocato una condanna a due anni e mezzo di reclusione, ma i giudici hanno “rincarato” la dose, infliggendo all'imputato sei anni per violenza sessuale. Non appena saranno depositate le motivazioni della sentenza (entro sessanta giorni), il difensore di Della Patria, l'avvocato Antonio Savoia, presenterà ricorso in Appello. Perché secondo la difesa, la donna era consenziente.

E' quanto il legale ha cercato di dimostrare nel processo ed è quanto sostenne lo stesso Della Patria dinanzi al giudice Carlo Cazzella nel carcere di “Borgo San Nicola”, dove fu accompagnato dai carabinieri di Surbo il 6 febbraio del 2013, poco dopo la presunta violenza. Durante l'interrogatorio di convalida, l'impiegato comunale spiegò di essere stato  vittima di un tranello.

Quel giorno, invece, stando alla querela, questi s'introdusse in casa della malcapitata col pretesto di farle firmare delle carte per ottenere dei pacchi regalo offerti dal Comune alle famiglie indigenti. In cambio di quell'aiuto, però, avrebbe preteso favori sessuali.

Il rifiuto della donna non bastò a mettere alla porta l'impiegato che anzi, dalle avance sarebbe passato ai fatti: allungò le mani sul suo corpo e non si spinse oltre solo grazie all'arrivo di una vicina di casa.  Queste le accuse che costarono a Della Patria l'arresto in carcere, revocato dopo otto giorni dal gip Cazzella perché venute meno le esigenze cautelari, e oggi la sua condanna.

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