Cronaca

In compagnia del latitante con droga e armi. Condannato a 14 anni

Tonino Caricato, 30enne di Cavallino, sconterà 14 anni di reclusione. Arrestato dagli agenti della squadra mobile nel corso di un blitz, a settembre 2011, si trovava con Alessandro Verardi, assieme a cocaina e proiettili

LECCE – Si è concluso con una condanna a 14 anni di reclusione il giudizio nei confronti di Tonino Caricato, il 30enne di Cavallino arrestato dagli agenti della squadra mobile di Lecce (guidati da Michele Abenante) nel corso di un blitz scattato il pomeriggio del 17 settembre 2011 nella centralissima via Ugo Foscolo. Caricato si trovava a bordo di una moto di grossa cilindrata in compagnia di Alessandro Verardi, 33enne di Merine, ex latitante e da alcuni mesi collaboratore di giustizia.

Al momento dell'arresto i due furono trovati in possesso di uno zaino contenente mezzo chilo di cocaina purissima, dall'elevato valore commerciale; 66 proiettili calibro 22; un coltello a serramanico con lama d'acciaio di 30 centimetri; tre telefoni cellulari e alcuni appunti. L’accusa, rappresentata dal sostituto procuratore Guglielmo Cataldi, aveva chiesto una condanna a 12 anni. La sentenza è stata emessa dal giudice Fabrizio Malagnino.

I due furono bloccati dagli uomini del servizio criminalità organizzata della squadra mobile di Lecce, che li accerchiarono quando erano da poco trascorse le 16.30, ponendo fine a una latitanza (quella di Verardi) che durava da quasi nove mesi. I due arrestati furono arrestati con un’operazione rapidissima, studiata in ogni dettaglio, senza che ci fosse alcun pericolo non solo per gli agenti, ma anche e soprTonino Caricato.-2-2attutto per i passanti e i residenti della zona. In realtà l’azione fu così veloce che nessuno si accorse di nulla.

Verardi, nell'interrogatorio di convalida dell'arresto, aveva alleggerito la posizione di Caricato, spiegando al giudice che i due si erano incontrati casualmente e che si era semplicemente offerto di accompagnarlo a casa con la sua moto, una Yamaha R1. Il 33enne ha inoltre sempre sostenuto che lo zaino era suo e che lo avrebbe passato all'amico nel momento in cui i due erano saliti a bordo della moto. Il collaboratore di giustizia è stato nuovamente ascoltato oggi per videoconferenza (dalla località segreta in cui si trova) e ha spiegato di essersi procurato da solo la pistola, e che la droga apparteneva al clan ed era stata impacchettata in un trullo di Ceglie Messapica, dove lo stesso Verardi si era rifugiato durante la latitanza.

Caricato, invece, ha sempre dichiarato di essere a conoscenza del fatto che Verardi era latitante e che era rientrato a Lecce, ma di averlo incontrato casualmente e di avergli chiesto un passaggio. L’imputato ha poi spiegato di non sapere cosa fosse contenuto nello zaino di proprietà di Verardi, e di averlo indossato solo per una questione di comodità, visto che era proprio l'ex latitante a condurre la moto.

Verardi, che aveva scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, è stato condannato già a 3 anni e quattro mesi dal gup Vincenzo Brancato. I due sono imputati anche nell’ambito del processo nato dalla cosiddetta operazione “Augusta”, con la quale i carabinieri del Ros e del comando provinciale di Lecce smantellarono un'organizzazione mafiosa dedita al traffico di sostanze stupefacenti e alle estorsioni.

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