Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Sparò col fucile durante un litigio per un barbecue, condannato per violenza privata

Per un 63enne di Martano cade l'imputazione di tentato omicidio: il 15 agosto del 2011, l'uomo esplose alcuni colpi che finirono contro il parapetto e il muro del vicino. Il gip derubricò l'accaduto a minaccia grave, ma il pm aveva presentato ricorso, poi accolto

LECCE – E’ stato condannato a quindici mesi di reclusione Roberto Lorubio, 63enne di Martano, accusato di violenza privata e tentato omicidio con l’aggravante dei futili motivi. La condanna riguarda solo il primo dei due capi d’imputazione, per il tentato omicidio, infatti, l’imputato è stato assolto.

Le disavventure giudiziarie di Lorubio, assistito dagli avvocati Luigi e Arcangelo Corvaglia, sono iniziate il pomeriggio del 15 agosto 2011, quando fu arrestato dai carabinieri della stazione di Martano in flagranza di reato. In quel caldo pomeriggio festivo, durante un diverbio con un vicino di casa, scaturito da futili motivi relativi accensione del barbecue che il vicino avrebbe tentato di spegnere gettandovi dell'acqua dal proprio balcone, Lorubio, dopo aver preso dalla sua abitazione un fucile da caccia calibro 12, legalmente detenuto, aveva esploso due colpi, colpendo il parapetto del terrazzo ed il muro. I militari dell'Arma, intervenuti subito sul posto, dopo aver disarmato il 63enne, lo avevano arrestato accompagnandolo presso la casa circondariale di Lecce e sequestrandogli il fucile.

Il giorno dopo, però il gip non aveva convalidato l'arresto, derubricando il tentato omicidio a minaccia grave con l'uso di arma da fuoco. Il pubblico ministero aveva presentato appello al Riesame. Ricorso che era stato accolto, confermando la legittimità dell'arresto in flagranza di reato; la pericolosità del soggetto in relazione, come spiegato dai carabinieri, al conflittuale rapporto tra i due vicini, che durava da anni; la possibile reiterazione del reato; la sussistenza dei presupposti relativi alla condotta per la quale ricorre il tentato omicidio e non altro tipo di reati in considerazione del fatto che i due colpi esplosi dal Lorubio contro il suo vicino avevano una traiettoria atta a colpire, e che il tipo di arma usata, data la distanza, doveva considerarsi letale e che non si era arrivati a più gravi conseguenze per motivi non dipendenti dalla volontà di chi aveva premuto il grilletto. Per questo il 63enne era stato nuovamente arrestato, per poi ottenere, su istanza del suo difensore, i domiciliari.

Una tesi, però, non condivisa dai giudici che, accogliendo in pieno la tesi difensiva, hanno ritenuto l’uomo colpevole del solo reato di violenza privata. I giudici hanno inoltre trasmesso gli atti alla Procura ipotizzando il reato di calunnia e falsa testimonianza per la parte civile.

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