Lunedì, 26 Luglio 2021
Cronaca

Operazione "Papira", quattordici condanne in abbreviato per la banda dei furti

"Papira" è il nome dell'asino del presepe vivente di Tricase, divenuto vittima sacrificale di del gruppo criminale scoperto dai carabinieri della compagnia di Maglie. Gli imputati sono stati condannati a decine di anni di reclusione, per reati relativi a furti in abitazioni, campi fotovoltaici ed esercizi commerciali

LECCE – Sono quattordici le condanne emesse per gli imputati giudicati con il rito abbreviato nell’ambito dell’operazione denominata "Papira", per una presunta associazione dedita al furto di rame nei campi fotovoltaici, presso cimiteri e campi sportivi. Ma sono accusati anche di furti nelle abitazioni, alle slot machines nei bar e di estorsione.

Si tratta di Quintino Causo, 49 anni, di Ugento ma residente a Casarano, condannato a 4 anni e quattro mesi; Salvatore Protopapa (29), di Casarano, 2 anni e due mesi; 3 anni e due mesi per Emanuele Zompì (23), di Casarano; 1 anno per Alessandro Zompì (28), di Casarano; 3 anni e sei mesi per Alessio Ciriolo (22) di Poggiardo ma residente a Casarano; 2 anni e quattro mesi per Antonio Afendi (22) di Casarano nel 22; 1 anno e quattro mesi per Pietro Bevilacqua, 27, di Casarano; 1 anno per Rocco Bevilacqua, 23, di Melissano; 3 anni e quattro mesi per Cristian Causo, 27, di Casarano; 1 anno per Salvatore Emanuel Causo, 24, di Casarano; 1 anno per Antonio Damiano Ciriolo, 45, di Casarano; 1 anno e quattro mesi per Morris Ciriolo, 23, di Casarano; 1 anno per Giovanni Valentino, 36, di Casarano; 2 anni e quattro mesi per Simone Alfarano (23) di Casarano. Assoluzione per Mauro Coroneo, 26, di Galatina. Le sentenze sono state emesse dal gup Antonia Martalò.

Sabrina Angilè, 38enne, nata in Germania ma residente a Casarano ha già patteggiato una condanna a 2 anni e quattro mesi di reclusione. Cristian Giovanni Causo (25) di Nardò, residente a Casarano, sarà invece giudicato con il rito ordinario per l’accusa di tentato furto. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Roberto Bray, Attilio De Marco, Mario Coppola, Rocco Rizzello, Emanuele Legittimo, Ida Giannelli, Ernesto Licci, Selene Mariano, Gianluca Musca, Carmela Palese, Arcangelo Corvaglia, Velia Pennetta e Carmela Palese.

“Papira” è il nome dell’asino che da diversi anni veniva impiegato nel presepe vivente di Tricase, divenuto vittima sacrificale di un’abbuffata di carne del gruppo criminale. Durante una intercettazione ambientale, infatti, il padre e il fratello di uno degli arrestati, riferiscono di aver rubato l’animale, trasportato a bordo di un camion a Casarano e poi di averlo ammazzato e macellato. La carne della povera bestia è stata poi cucinata e la pietanza fatta recapitare all’interno della Casa circondariale di Lecce in omaggio ai familiari e amici dei detenuti.

L’indagine trae origine dagli arresti effettuati a Maglie, presso l’ex deposito dell’Enel, per il tentato furto di rame del 31 agosto 2011 (in cui furono arrestate 3 persone) e del 6 novembre 2011 (in cui furono arrestate 2 persone). Le immediate attività investigative hanno consentito di svelare, da subito, l’esistenza di una vera e propria associazione, con base a Casarano, rivolta principalmente ad attività predatorie presso campi fotovoltaici.

Il lavoro del nucleo operativo della compagnia di Maglie inizia proprio nel gennaio 2011, mese in cui i furti ai danni degli impianti fotovoltaici si rivelano piuttosto consistenti, in particolare nella zona tra Soleto, Sternatia e Zollino. Le ipotesi investigative, quindi, cercano di legare i due furti di rame del gruppo criminale all’ex deposito dell’Enel di Maglie alle innumerevoli ruberie di rame del territorio. L’attività, terminata ad aprile 2012 e supportata non solo da operazioni tecniche mediante intercettazioni telefoniche ed ambientali anche in carcere, ma anche da riscontri e sequestri effettuati presso i raccoglitori di rame, fa emergere da subito un’articolata organizzazione che nasce a Casarano, epicentro del sodalizio criminale, per la presenza di Quintino Causo, a capo dell'organizzazione. Il quale, essendo alle dipendenze di un servizio di vigilanza presso i campi fotovoltaici, avrebbe sfruttato il suo lavoro per indicare agli altri, compreso il figlio, Cristian Giovanni Causo, i colpi da effettuare e soprattutto le modalità per entrare nei campi in tutta tranquillità.

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