Condizioni disumane in cella, la Cassazione boccia il ricorso dello Stato

La Cassazione ha respinto il ricorso con cui l'avvocatura di Stato aveva impugnato la sentenza di un giudice del Tribunale di sorveglianza di Lecce che aveva condannato l'amministrazione penitenziaria a risarcire un detenuto

LECCE – La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso con cui l’avvocatura di Stato aveva impugnato la sentenza con cui un giudice del Tribunale di sorveglianza di Lecce (chiamato per la prima volta a esprimersi in materia) aveva condannato l’amministrazione penitenziaria a risarcire un detenuto tunisino, recluso nel carcere di Borgo San Nicola, con una cifra pari a 220 euro. Una sentenza definita epocale, in cui erano state riconosciute “lesioni della dignità umana, intesa anche come adeguatezza del regime penitenziario, soprattutto in ragione dell’insufficiente spazio minimo fruibile nella cella di detenzione”.

Con queste le motivazioni, infatti, il giudice aveva accolto il ricorso del legale del detenuto, l’avvocato Alessandro Stomeo, che aveva evidenziato le condizioni disumani e degradanti in cui i carcerati sono costretti a vivere, dividendo in tre una cella di circa 11,50 metri quadri, dotata di una sola finestra ed un bagno cieco sprovvisto di acqua calda, con il riscaldamento in funzione d'inverno per una sola ora al giorno, e le cui grate sono chiuse per ben 18 ore. Il terzo dei letti a castello presenti nella cella si trova inoltre a soli 50 centimetri dal soffitto, privando di ogni possibilità di movimento il detenuto.

Nella sua ordinanza, seppur limitandola a un breve periodo (escludendo i mesi in cui il tunisino ha diviso la cella con una sola persona o in cui ha potuto frequentare il corso di scuola elementare), il giudice della Sorveglianza ha ritenuto di condannare l’amministrazione penitenziaria a risarcire il detenuto, la cui reclusione “non si è accompagnata ad alcun processo rieducativo”.

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Una sentenza cui poi erano seguite altre, per quattro detenuti, tre di nazionalità italiana e uno straniero, assistiti sempre dall’avvocato Stomeo. Il rigetto della Cassazione dovrebbe rendere esecutiva la sentenza e quindi il risarcimento del detenuto.

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