Cronaca

Sos 275 al contrattacco: “Il progetto della strada va azzerato. Soldi per le bonifiche”

Conferenza stampa del comitato alla presenza dell'avvocato Luigi Paccione e del Csvs: l'emersione dei rifiuti in due punti interessati dal tracciato apre un nuovo e delicato fronte nella querelle sull'opera pubblica da Maglie al Capo di Leuca

Foto dei lavori, dal profilo Facebook Sos 275

LECCE – Il rifacimento della strada statale tra Maglie e il Capo di Leuca non è solo una questione ambientale, ma anche di salute pubblica. Gli scavi e i ritrovamenti di scarti e materiale interrato ancora da qualificare, effettuati dalla guardia di finanza in punti che intersecano il tracciato hanno spinto il comitato Sos  275 ad ampliare il fronte dell’offensiva contro un’opera che, per come concepita,  viene ritenuta faraonica, anacronistica, ingiustificata, carente di presupposti progettuali.

Non c’è dubbio che le operazioni condotte in queste settimane dalle forze dell’ordine – i carabinieri del Noe sono al lavoro su un fronte per molti versi simile – a sud del comune natale di Raffaele Fitto stanno richiamando l’attenzione dell’opinione pubblica, già colpita dai riverberi emotivi del clamore proveniente dalla “terra dei fuochi”, ma soprattutto ridestando l’attenzione di amministrazioni comunali che oggi sono state definite “silenti”.

Nella conferenza stampa di oggi, infatti, l’avvocato Luigi Paccione, che sin dal 2011 assiste (gratuitamente) il comitato e i cittadini proprietari dei terreni interessati da procedure di esproprio, ha ricordato la combattiva solitudine degli ambientalisti, mentre Luigi Russo, presidente del Centro servizi volontariato Salento, ha dichiarato che da oggi si apre una nuova fase nella quale il dibattito pubblico è stato utilizzato – e in un certo senso manipolato - per creare isolamento rispetto ai soggetti che si oppongono al progetto. Vito Lisi, del comitato, ha ribadito l’obiettivo della battaglia: azzeramento del progetto e impiego dei “5 milioni di euro” previsti per incarichi di progettazione al fine di procedere alle bonifiche.

Così, il comitato Sos 275 esce dalla trincea del ridotto in cui la mobilitazione sembrava oramai confinata, bollata da alcuno come folcloristica e pregiudiziale, e chiama all’assunzione di responsabilità le istituzioni, a partire dal governatore Nichi Vendola e dell’assessore al Territorio, Angela Barbanente che hanno competenza diretta sull’opera. Si ricorderà come la Regione abbia, da quando è esplosa la questione dell’allargamento della principale arteria del Sud Salento, operato una serrata mediazione con il governo centrale: perché, da una parte c’era il rischio che ingenti finanziamenti andassero persi, dall’altro la necessità di rispondere a istanze di salvaguardia ambientale.

Così si pervenne ad un accordo, sancito con una stretta di mano tra Fitto e Vendola nel marzo del 2011, davanti al presidente della Provincia, Antonio Gabellone, da sempre favorevole al progetto. Tutti o quasi tirarono un sospiro di sollievo, sebbene con un livello di soddisfazione diverso. Salvare un investimento da 288 milioni, accogliendo alcune richieste come quella che riguardava l’ultimo tratto, da Montesano Salentino, ridotto ad una corsia per senso di marcia e senza la costruzione di un viadotto, parve allora la migliore via d’uscita all’insegna dello “sviluppo sostenibile”. Ma il comitato non si è fermato, procedendo a colpi di diffide ad Anas (che non avrebbe mai risposto), con ricorsi puntualmente non accolti dal Tar, ma anche con esposti a livello nazionale, alla Procura della Repubblica di Roma e alla Corte dei conti. Dalla quale sarebbe partito l’input perché le fiamme gialle iniziassero a scavare. E a trovare.

paccione_lisi_russo-2Il nodo, dunque, ha ricordato l’avvocato Paccione – che è anche candidato a sindaco per la città di Bari con una lista indipendente - ritorna a stringersi attorno alla prima delle questioni sollevate in sede giudiziaria, quella della progettazione affidata alla Prosal, ma subito archiviata dalla Procura di Lecce (e ora in attesa di pronunciamento del Consiglio di Stato dopo l’udienza nel mese di novembre). Il comitato ha sempre criticato l’affidamento diretto da parte di Anas – “tramite un passaggio dal consorzio Sisri” - e sostenuto che nel sodalizio mancassero competenze specifiche necessarie alla legittimità del progetto (in materia gelogica), rilevando anche l’assenza di firme in calce ad alcuni elaborati.

La società, nel novembre del 2013, rompendo la regola del silenzio che si era imposta, ha preso pubblicamente posizione, ribadendo l’autorevolezza del proprio curriculum, la correttezza di tutti gli iter espletati, e richiamandosi a tutti quei pronunciamenti di vari enti – Tar, Consiglio di Stato, ministeri, enti locali, conferenze di servizi – che avevano rispedito al mittente dubbi, esposti e perplessità. Ma con l’emersione dei rifiuti si apre inevitabilmente un nuovo capitolo, che interessa profili di salute pubblica oltre che di ambito urbanistico e ambientale e che, quasi, relega la vicenda del progetto sullo sfondo di un quadro più ampio.

Un laboratorio di partecipazione civica è pronto a costituirsi: ne faranno parte, oltre al Csvs, il Forum terzo settore, i comitati Sos 275, Sos Costa, il Forum Ambiente e Salute, le Acli regionali, l’associazione Gaia. Hanno aderito i comuni di Tricase, Tiggiano, Alessano, Castrignano del Capo, Gagliano del Capo e Corsano e la possibilità di partecipare agli incontri resterà aperta a tutti.  C’è, insomma, una rinnovata esigenza – emersa dal “basso” - di comprendere cosa ci sia sotto la terra, se ci possono essere conseguenze dirette sulla salute e sulla falda acquifera. 

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