Cronaca

Eseguita la confisca dei beni di Tredici. Case e terreni per circa 4 milioni di euro

Il provvedimento, eseguito dalla Dia di Lecce, ha coinvolto l'impero patrimoniale di Giovanni Tredici, agricoltore di 44 anni condannato anche per associazione a delinquere, estorsione e rapina. Tra i beni, ville e appezzamenti nelle zone tra Copertino e Lequile

La sede della Dia di Lecce.

LECCE – Beni mobili ed immobili per un  valore di circa 4 milioni di euro sonostati convogliati nelle mani dello Stato. Il personale della Direzione investigativa antimafia di Lecce ha proceduto con la confisca definitiva dell’impero di Giovanni Tredici, agricoltore copertinese di 44 anni (in foto),  condannato per associazione a delinquere, estorsione, rapina,  porto e detenzione di armi.

In passato, il 44enne è stato, inoltre, indiziato di partecipazione ad associazione mafiosa, per una serie di episodi estorsivi che, nel 2000, gli costarono un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Lecce, prima di essere condannato con sentenza definitiva irrevocabile. Già a partire dall’anno precedente alla misura, infatti, Tredici fu ritenuto appartenente ad un gruppo dedito all’attività cosiddetta del “cavallo di ritorno”. Autovetture e macchinari agricoli, oltre che a piccoli oggetti,  venivano sottratti ai proprietari, per poi essere restituite soltanto dietro compenso. Una pratica che fu scoperta e disarticolata dagli agenti di polizia, nell’ambito dell’operazione denominata “Due vie”, condotta nella zona.

Il provvedimento di confisca della prima sezione penale del Tribunale di Lecce, confermato dalla Corte di appello, e in seguito dalla Corte di cassazione, è stato emesso su proposta della Dia, al termine di alcune indagini che hanno messo in evidenza la disponibilità di un vasto patrimonio immobiliare nelle zone tra Copertino, Galatina e Lequile - suddiviso in otto appartamenti, due conti correnti bancari, e 40 appezzamenti di terreno coltivati, per un totale di 42 ettari -  e che finì sotto sequestro preventivo tre anni addietro, nel mese di giugno del 2010. giovanni-tredici-2-2

Uno dei terreni, piccolo tassello di un puzzle di enormi proporzioni intestato al 44enne e alla moglie, peraltro, fu concesso in affitto ad una ditta specializzata nell’installazione di impianti fotovoltaici, in cambio di un canone annuale di 36mila euro. Denaro che finiva dritto sui conti dell’uomo. Fu la sproporzione tra i beni a disposizione e le fonti reddituali dichiarate a calamitare l’attenzione degli investigatori. Una famiglia non proprio dedita al risparmio se si considera anche il bazar di veicoli che Tredici era solito acquistare. Case automobilistiche prestigiose, e “gioiellini” meccanici per una spesa di 120mila euro.

Gli inquirenti registrarono, attraverso la movimentazione bancaria del contadino, una spesa complessiva di circa 460mila euro negli anni compresi tra il 1991 e il 2010. In quello stesso arco di tempo, tuttavia, il reddito comunicato da Tredici fu di 260mila euro. Quasi la metà. Un’anomalia che non poteva sfuggire, alla quale se ne aggiunge un’altra. Quella relativa alle spese familiari sostenute dagli altri componenti,  che si aggirerebbero attorno ad ulteriori 22mila euro, in ciascuno dei nove anni.  

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