Giovedì, 17 Giugno 2021
Cronaca

Dia confisca beni per oltre 700mila euro a presunto usuraio

Gli uomini della Dia di Lecce, coordinati dal colonnello Francesco Mazzotta, hanno confiscato beni mobili e immobili a Dario De Carlo, 47enne di Racale. L'uomo era stato arrestato nel 2005 nell'ambito dell'operazione "Fenerator"

Una delle proprietà confiscate.

 

LECCE – Finiscono definitivamente nel patrimonio dello Stato beni del valore di oltre 700mila euro. Gli uomini della Direzione investigativa antimafia di Lecce, coordinati e diretti dal colonnello Francesco Mazzotta, hanno confiscato beni mobili e immobili riconducibili al pregiudicato Dario De Carlo, 47enne di Racale, con precedenti per associazione a delinquere di stampo mafioso. Nei suoi confronti era stata già eseguita, sempre dagli agenti della Dia, un’ ordinanza di custodia cautelare in carcere per i reati di usura ed estorsione. Il provvedimento era stato emesso il 17 maggio 2005 nell’ambito dell’operazione “Fenerator”. Il 47enne si trova attualmente in stato di libertà per decorrenza dei termini di custodia cautelare.

Il provvedimento di confisca definitiva è stato emesso dalla seconda sezione penale della Corte d’Appello di Lecce (presieduta da Giacomo Conte) a seguito della proposta di misura patrimoniale avanzata dal procuratore della Repubblica di Lecce, Cataldo Motta, a conclusione di articolate indagini patrimoniali svolte dalla sezione operativa di Lecce. La complessa e approfondita attività d’indagine della Dia, infatti, ha permesso di accertare una manifesta sproporzione tra gli esigui redditi dichiarati da De Carlo e l’ingente patrimonio a lui riconducibile, costituito da una villa situata ad Alliste, in località Capilungo in via Cosimo De Giorgi, una villa ubicata a Racale, in località Pariti Novo, un terreno edificabile che si trova a Racale, un’autovettura Mercedes classe A, conti correnti e depositi bancari. Il valore complessivo dei beni confiscati ammonta, come detto a oltre 700mila euro. Secondo i giudici della Corte d’appello De Carlo “ha continuato a godere di consistenti beni acquistati a nome della moglie coi proventi dell’usura, vivendo anche così di tali proventi”.

“I risultati di questa indagine – spiega il colonnello Francesco Mazzotta – testimoniano l’attenzione della Dia all’aggressione dei patrimoni illeciti e l’efficacia delle misure di prevenzione patrimoniali nel contrasto alla criminalità organizzata”. “Misure che – prosegue l’alto ufficiale della Dia –, prescindendo dalla condanna, sono legate all'indizio della pericolosità sociale di un soggetto in “odore” di mafia: se si possiede ricchezza ingiustificata allora si viene colpiti proprio in questa ricchezza ingiustificata”. La confisca, infatti, ha una duplice efficacia: “Non solo funge da deterrente, in quanto la possibilità di subire la confisca delle ricchezze illecitamente acquisite opera come fattore che dissuade dalla realizzazione dell’attività delinquenziale destinata a produrle, ma sottrae definitivamente i beni al circuito economico di origine per inserirli in un altro circuito economico esente da condizionamenti criminali”.

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