Venerdì, 23 Luglio 2021
Cronaca

Confronto a tre per il post - Laforgia. Si presentano gli aspiranti rettori dell’Università

Conferenza d’ateneo presso Ecotekne con i tre candidati alla successione di Laforgia: Laudizi, Carducci e Zara. Stili comunicativi diversi, programmi improntati al nuovo, discontinuità con il recente passato fatto di veleni

Il confronto di questa mattina

LECCE- I tre candidati alla successione del rettore, Domenico Laforgia, scaldano i motori della competizione elettorale nel corso del primo confronto istituzionale. Le votazioni che si apriranno il 9 luglio (fino al 12 luglio, data del possibile ballottaggio) sono precedute, come da copione, dalla Conferenza d’ateneo tenutasi questa mattina presso il complesso Ecotekne.

Un’occasione per i tre aspiranti alla carica più alta dell’ateneo salentino, per chiarire i punti programmatici del loro mandato, al di là dei programmi elettorali già depositati e resi pubblici. L’introduzione è stata affidata ad un breve excursus del decano sulle sfide future dell’università, in virtù della drammatica congiuntura economica e di un recentissimo passato fatto di tensioni, contrasti e “macerie”, “nonostante i pilastri fissati da quella maggioranza silenziosa che lavora con successo”.

Michele Carducci, ex preside della facoltà di scienze della Formazione, Politiche e Sociali e spacciato per il “candidato dei sindacati”, è stato il primo a prendere la parola. Avvalendosi di citazioni colte, ha cercato di definire “l’autobiografia dell’università”, così come verrà riscritta nei prossimi sei anni. Inevitabile, per il candidato, lo sguardo volto all’indietro. Ad un passato ingombrante, fatto di inchieste della magistratura e fuochi incrociati, da cui “riscattarsi”. Per quanto le elezioni non rappresentino l’anno zero dell’università, l’ateneo immaginato da Carducci indosserà un nuovo vestito. La stoffa di questa veste sarà la “discontinuità del metodo”: “Abbiamo bisogno di costruire nuovi modelli di relazioni, di giungere alla pacificazione istituzionale, sia per evitare che il disaccordo interno degeneri in conflitto, sia per non restare schiavi delle decisioni prese dai piani alti di Roma”.

Poiché il suo vestito “non è una toppa”, Carducci immagina di riscrivere la storia delle relazioni sindacali in chiave istituzionale, così da sventare le personalizzazioni. E di potenziare la comunicazione, spesso frammentaria, tra tutti i soggetti universitari. La sfida si gioca, quindi, su alcuni punti chiave: trasparenza degli atti, agenda pubblica del rettore, politiche di genere, rappresentanza di tutte le aree negli organi di governo, semplificazione del carico normativo.

Il secondo candidato, Giovanni Laudizi, si presenta utilizzando toni più asciutti e orgogliosamente “lontani dalla retorica”. Il docente ordinario di Letteratura Larina  apre con un richiamo nostalgico “ai tempi della grande università di Lecce che  rivivono solo sui quotidiani dell’epoca”. Laudizi invoca, quindi, la discontinuità del nuovo governo. Una netta presa di posizione contro la passata gestione, caratterizzata da una rinnovata “limpidezza dei comportamenti”. E non risparmia una frecciata agli altri due colleghi, tacciati di essere poco convincenti nella veste di “paladini del nuovo” e di usare slogan che rischiano di risultare vuoti.

Laudizi poggia la sua proposta sulla centralità dei dipartimenti e sulle priorità da accordare alla ricerca scientifica, il settore in cui “l’ateneo salentino gode di un meritato prestigio”, ed alla didattica. L’obiettivo necessita di risorse economiche, strategie di sostegno alla studio per formare profili di laureati competitivi, e poggia sul concetto chiave di valutazione, quale strumento fondante della governance universitaria. Laudizi propone, inoltre, di rivalutare la sostenibilità economica del programma edilizio, per non compromettere le risorse da destinare allo studio, e di potenziare il ruolo dell’istituto di alta formazione Isufi,  attivando percorsi di dottorato di ricerca, non alternativi a quelli dei dipartimenti tradizionali. Il progetto di istituzione di una Fondazione privata, invece, non lo convince: “Potrebbe gravare eccessivamente sul bilancio dell’ateneo in virtù di legami poco chiari”.rettore 007-2

Il terzo ed ultimo candidato si presenta è noto alla comunità accademica come “l’uomo delle regole”: Vincenzo Zara, già prorettore con delega alla didattica, è docente di biochimica. Ma in molti gli attribuiscono una formazione da giurista per la sua confidenza con le norme universitarie. Un groviglio spesso poco chiaro, che Zara intende sbrogliare portando le problematiche all’interno dei palazzi che contano: il Miur e l’assemblea della Crui in cui “comandano gli atenei storici di Padova e Bologna”.

“E’ necessaria la nostra presenza a livello nazionale per indirizzare le politiche in maniera più favorevole agli atenei, spesso penalizzati, del Sud d’Italia. A livello locale possiamo fare ben poco”, spiega Zara. La sua visione dell’università futura si fonda sul concetto di democrazia partecipata. Immaginando la guida dell’ateneo come la complicata cabina di pilotaggio di una nave, il candidato chiama tutti i soggetti della comunità a farsi carico delle decisioni collettive: “Un’operazione che richiede impegno, fatica e competenza”. Secondo il candidato, poi, la legge dell’89 che riconosceva il valore istituzionale degli atenei, attribuendo loro la piena autonomia, è stata gestita in modo “irresponsabile”: “Si è determinato un surplus di offerta formativa, al di sopra delle possibilità”. L’occasione è quindi utile per un deciso cambio di passo.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Confronto a tre per il post - Laforgia. Si presentano gli aspiranti rettori dell’Università

LeccePrima è in caricamento