Coniugi imprenditori aggrediti, disposto riconoscimento di un imputato

Nuovi accertamenti sono stati disposti dal gup Carlo Cazzella per le persone coinvolte nell’inchiesta sull’aggressione compiuta, il 18 febbraio 2011, nei confronti di Fabio Margilio, e di sua moglie, Alessandra Ruggeri. Per la difesa il Dna trovato sulla mascherina non corrisponderebbe agli imputati

LECCE – Nuovi accertamenti sono stati disposti dal gup Carlo Cazzella nel giudizio con il rito abbreviato per le tre persone coinvolte nell’inchiesta sull’aggressione compiuta, il 18 febbraio 2011, nei confronti di Fabio Margilio, e di sua moglie, Alessandra Ruggeri (imprenditori e soci di maggioranza di una società operante nel settore dei servizi socio-assistenziali). Il giudice ha disposto il riconoscimento formale di uno degli imputati, Giuseppe Calogiuri, 47 anni, presunto esecutore materiale dell’aggressione. L’uomo sarebbe stato riconosciuto dalla Ruggeri dopo aver perso la mascherina che indossava quella sera.

Gli altri due imputati sono Antonio Greco, 59 anni, considerato il mandante dell’aggressione;, e Vincenzo Franco, 49 anni, cognato di Greco. La difesa ha depositato una consulenza tecnica redatta dal dottor Vincenzo Pellegrino in cui si evidenzia che sulla mascherina indossata da uno degli assalitori e rinvenuta sul luogo dell’aggressione è possibile ricavare un profilo del Dna e che lo stesso non corrisponde a nessuno dei tre imputati.

I coniugi Margilio furono vittima di un’aggressione consumata con estrema ferocia e determinazione nei pressi della loro abitazione. Ad agire furono due persone che attesero, nascosti nell'oscurità, che marito e moglie tornassero nella propria abitazione: una villa isolata in via Maria Grazia Cutuli, una traversa di via Vecchia Frigole. I due malviventi assalirono i coniugi con un bastone di ferro, ferendo gravemente alla testa l'uomo. La moglie, che assistette alla scena, con le sue urla attirò l'attenzione di due sue nipoti che stavano anch'esse rientrando in casa; così il secondo aggressore cercò di colpirla alla testa intimandole in dialetto leccese di stare zitta.

Poi i due fuggirono via, lasciando cadere per terra il bastone sporco di sangue e la mascherina con cui avevano coperto il viso. Fabio Margilio riportò un trauma cranico commotivo con vasta ferita lacerocontusa e traumi multipli guaribili in quaranta giorni; la donna, lesioni più lievi, con una prognosi di sette giorni. Gli inquirenti sono partiti dalla denuncia della coppia e dalle dichiarazioni delle nipoti, uniche testimoni dell'aggressione, per ricostruire l'accaduto e mettersi sulle tracce dei responsabili, iniziando a seguire una pista riconducibile all'attività lavorativa delle vittime, soci di maggioranza della società Ideass, che si occupa della gestione di alcune case di cura.

Una pista che ha condotto gli investigatori a scoprire che i due, negli ultimi tempi, avevano avuto dei contrasti con un altro loro socio, Antonio Greco, che aveva intrapreso per proprio conto un'attività analoga a quella svolta dalla Ideass, intestandola a propri familiari e che per questo era stato allontanato dalla società.  Il cerchio si è stretto proprio attorno a Greco quando la donna ha riconosciuto in foto (seppur a distanza di mesi), uno dei suoi aggressori, un dipendente del cognato di Greco. Un tassello importante nelle indagini che ha portato gli inquirenti a ritenere, attraverso una serie di riscontri di carattere investigativi, l'ex socio dei coniugi Margilio il mandante dell'aggressione.

Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Silvio Verri, Luigi Rella, Luigi Covella e Gianni Gemma. I coniugi Margilio sono assistiti dall’avvocato Giuseppe Bonsegna.

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