Cronaca

Sfrattati, costretti a dormire nel furgone. Parte la gara di solidarietà

E' partita la corsa al sostegno per i coniugi di Lecce, Iolanda e Ugo Mennuni, che da un mese vivono in un furgoncino. Hanno trascorso anche il Natale tra le vie della città. Critiche al Comune per non avere trovato una soluzione

LECCE – Una storia emblematica, per quanto triste, che mette a nudo la difficoltà delle istituzioni locali nell’affrontare il problema della casa, delle persone sfrattate e spesso costrette a vivere per strada non avendo un tetto. Ed è così che è partita la gara di solidarietà per i coniugi di Lecce, sfrattati Iolanda e Ugo Mennuni, che da oltre un mese vivono in un furgoncino e hanno trascorso anche il Natale tra le vie della città. Il Comune di Lecce, infatti, non sarebbe riuscito a trovare una soluzione al problema.

“Per ora – scrive in una nota Paolo Rausa – che ha preso a cuore la vicende e ne segue le peripezie - è stata offerta ospitalità da un privato per un periodo breve, fino al 5 gennaio.  E altri seguiranno, almeno a leggere e a sentire la solidarietà espressa dai salentini e non per dare un tetto e un po' di affetto a questi nostri concittadini sfortunati e offrire un esempio concreto di compartecipazione. Un gruppo dei quali ha incontrato alla vigilia di Natale Jolanda nell'atrio del Comune di Lecce. Più in là non sono riusciti ad andare perché il sindaco Paolo Perrone non li ha ricevuti, anche se sono riusciti a parlargli al telefono”.

“Hanno sollecitato il suo intervento e ribadito la richiesta di incontrarlo – continua - e sperano che accada nei prossimi giorni. Con questa promessa hanno al momento soprasseduto alla organizzazione di una azione di lotta (sit-in, sciopero della fame, ecc.) e ad una veglia di preghiera”.

Intanto la famiglia si è divisa in tre: da una parte il marito, dall'altra il figlio maggiore sedicenne, dall'altra Jolanda con gli altri due figli minori, lei e questi ultimi parcheggiati presso la sorella in attesa di una soluzione. “Dov’è il Comune di Lecce? – si chiede Rauso. “Se c'è batta un colpo, la stessa cosa valga per i nostri cari concittadini che si apprestano a vivere con spirito più buono il Santo Natale e per gli uomini e le donne di carità, di scienza e di cultura”.

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