Cronaca Viale della Repubblica

Ex case Magno, viene meno il numero legale. E la tregua sfocia in protesta

Al consiglio comunale erano presenti circa 50 inquilini per chiedere certezze sugli interventi di manutenzione. La seduta è terminata quando i rappresentanti del centrodestra hanno lasciato l'aula. Battibecco tra il sindaco e il presidente dell'assise

Il portavoce degli inquilini si rivolge animatamente verso l'assessore Monosi.

LECCE –  Quando tutto sembrava far pensare ad un onorevole compromesso, la mossa inaspettata della maggioranza ha scatenato la protesta dei cittadini che invece era stata a lungo contenuta nel corso di una discussione tutto sommato serena. Finale a sorpresa, questa sera, nel consiglio comunale monotematico convocato per discutere della situazione delle ex case Magno.

In aula erano presenti a decine tra gli inquilini dei circa 120 alloggi che versano in condizioni di degrado. A loro, che lamentano condizioni di precaria vivibilità e addirittura di pericoli strutturali negli edifici e nelle singole abitazioni, come documentato in numerose segnalazioni e intereventi dei vigili del fuoco, nei mesi scorsi il Comune ha chiesto l’adeguamento del canone di locazione, fermo a 25 se non 30 anni addietro. Il tutto nel contesto di una cornice contrattuale a dir poco selvaggia che ha consentito l’accumulo di situazioni quantomeno opache. Come se per tre decadi si fosse preferito lasciare tutto come stava.

La necessità di ricondurre l’intera vicenda di quegli alloggi della case ex Magno ad un livello di regolarità e trasparenza, anche in base alla normativa che intanto ha conosciuto numerosi aggiornamenti, ha portato nel corso dell’anno tutti i nodi al pettine. Fino a quanto accaduto oggi a Palazzo Carafa: mentre la minoranza stava predisponendo un ordine del giorno che mettesse nero su bianco l’andamento del dibattito, i consiglieri del centrodestra - tranne Paolo Cairo e Rocco Ciardo - si sono alzati alla spicciolata dai loro posti, facendo mancare il numero legale e costringendo il presidente Alfredo Pagliaro, che poco prima aveva avuto una breve ma visibile battibecco con il sindaco, Paolo Perrone, a decretare lo scioglimento del consiglio comunale.

Eppure, al netto di qualche stilettata polemica tra l’assessore e il portavoce degli inquilini, Franco Salerno, che aveva preso la parola subito dopo l’avvocato Mignone, la discussione era scivolata via con interventi brevi e tutti concordi nel trovare una via d’uscita dignitosa. Il solo Bernardo Monticelli, di Puglia Protagonista (maggioranza), pur sottolineando quanto a cuore avesse la condizione di disagio dei residenti delle ex case Magno, aveva definito il consiglio in corso una “farsa” per il tono da comizio che secondo lui era stato utilizzato (da Salerno, ndr)  nell’esposizione di una vicenda che invece avrebbe dovuto esulare dalla contrapposizione politica. Ed è con ogni probabilità questo l’aspetto che ha indispettito il sindaco dal quale – è chiaro – è partito l’ordine di terminare anzitempo la seduta.

E’ difficile pensare, d’altra parte, che si sia trattato di una divergenza profonda sull’ordine del giorno della minoranza. In sostanza il centrosinistra aveva sintetizzato gli umori della discussione in due punti: in prima battuta l’istituzione di un tavolo tecnico, così come suggerito dallo stesso avvocato degli inquilini, Carlo Mignone, perché si facesse chiarezza sulla giungla contrattuale; in secondo luogo la sospensione dell’adeguamento del canone richiesto alle famiglie anche in considerazione delle condizioni abitative attuali.

Che sono del resto poco contestabili nella loro oggettività: nel corso del suo intervento, lo stesso assessore alla Casa, Attilio Monosi, ha garantito che gli interventi di manutenzione – per un milione e 50mila euro - partiranno non appena verrà compiuta la procedura di affidamento dei lavori, più o meno nel giro di un paio di mesi.

L’esponente del governo cittadino ha ripercorso quasi un anno di discussioni e di confronti e ha ribadito come dal momento del primo sopralluogo – il 3 gennaio scorso – l’amministrazione non abbia perso tempo predisponendo per due volte e in tempi brevi il progetto definitivo. Ha poi definito “paurosa” la situazione contrattuale, ricordando a tutti i presenti come i loro titoli siano comunque temporanei e dobbano essere regolarizzati, senza oneri aggiuntivi, secondo la normativa vigente. Infine Monosi ha aggiunto che l’adeguamento del canone viene calcolato sulla base dell’indice della situazione economica equivalente di ciascun assegnatario. 

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