Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

"Consorzi di bonifica? Capolinea. Rete idrica all'Aqp"

Il consigliere di Forza Italia Coppola formula una proposta per la legge di riforma che presto sarà discussa nel Consiglio regionale. Sollecitati sull'argomento Rocco Palese e Raffaele Baldassarre

Raffaele Baldassarre (foto dall'archivio di LeccePrima)

Da un lato il nuovo Piano industriale di rilancio dell'Acquedotto pugliese che, dopo le apposite deduzioni e controdeduzioni delle organizzazioni sindacali, è giunto a fine corsa e la prossima settimana sarà illustrato nei dettagli al presidente regionale Nichi Vendola dall'amministratore unico Ivo Monteforte. Dall'altro una proposta per la legge di riforma dei Consorzi di bonifica che presto giungerà in discussione nell'aula del Consiglio regionale. Per l'emergenza idrica pugliese e per le attività e le competenze territoriali dell'Acquedotto pugliese, è quindi tempo di importanti cambiamenti e di novità dietro l'angolo. E contestualmente la politica regionale sta cercando di rinvigorire la situazione di stallo in cui versa l'attività dei Consorzi di bonifica. Un discorso senza dubbio connesso anche con la riqualificazione operativa di Aqp, visto un grosso nodo burocratico da sciogliere in merito riguarda la distribuzione dell'acqua prodotta dall'Aqp in agricoltura, in quanto gli stessi Consorzi di bonifica non ritengono di dover pagare l'Acquedotto per quella produzione. Un paradosso se si pensa che tanto Aqp quanto i Consorzi di bonifica sono enti che fanno comunque capo all'Ente Regione. Un'empasse che sta anche alla base della mancata attivazione dell'impianto di depurazione delle acque reflue del comprensorio di Gallipoli, pronto da tempo e mai attivato per mancanza del collaudo, più volte sollecitato dal Comune ionico. Ma non solo. Visto che alla base sembra non esserci l'interesse prioritario da parte di Aqp a gestire quella struttura. Motivo del contendere? Neanche a dirlo, proprio la gestione dell'acqua finalizzata a scopi irrigui. Che l'Aqp dovrebbe "produrre" sostenendo dei costi aggiuntivi rispetto al primo impianto di depurazione, tale da renderla idonea per l'uso in agricoltura, e che il Consorzio di bonifica (Ugento Li foggi) dovrebbe utilizzare senza corrispettivo allo stesso Acquedotto. Un caos generale.

Ed ecco che proprio da Gallipoli e dal consigliere provinciale di Fi, Giuseppe Coppola, giunge una ipotesi di riforma delle attività e delle competenze di Consorzi di bonifica che tira in ballo tanto l'Acquedotto quanto le Province pugliesi. Partendo da una premessa sostanziale: i Consorzi di bonifica hanno fatto ormai il loro tempo. Quindi è giusto riformarli. Ed è per questo infatti che già la Giunta regionale ha dato il via alla formulazione della nuova bozza della legge di riforma che ora dovrà essere discussa in commissione e poi in Consiglio. In virtù di tale discussione, il consigliere provinciale Coppola ha inviato la sua proposta all'attenzione dei consiglieri regionali azzurri Rocco Palese e Raffaele Baldassarre.


Proposta che si sintetizza essenzialmente in due passaggi fondamentali: "Ritengo che si possa ipotizzare una discussione sulla riforma di questo tipo" scrive Coppola nella nota inviata ai consiglieri di Fi, "ovvero che la rete idrica dei Consorzi di bonifica diventi di proprietà dell'Aqp, in modo tale che lo stesso Acquedotto possa produrre e vendere direttamente le acque reflue provenienti dai depuratori gestiti, e che le competenze ambientali, manutenzione dei canali in primis, invece possano essere trasferite alle Province, anche in funzione della delega di valutazione e controllo ambientale che la Regione ha recentemente trasferito agli stessi Enti provinciali". Per Coppola questo sarebbe anche il modo per dare concretezza al concetto del "Sistema integrato delle acque" di cui tanto si parla. Dare cioè ad Aqp anche le competenze dei Consorzi di bonifica ai fini irrigui. Della serie: erogazione ai fini civili, depurazione delle acque, riutilizzo delle stesse ai fini irrigui. Cerchio chiuso. Senza sprechi e forse a costi più bassi degli attuali. Forse. Unico neo potrebbe sorgere da un interrogativo non peregrino: e se Aqp diventasse un ente privato chi garantirebbe il settore agricolo rispetto al costo dell'acqua? Ecco perché su questa proposta, anche a tutela degli utenti finali, ovvero degli agricoltori, andrebbero coinvolte in toto anche le organizzazioni sindacali di categoria.

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