Martedì, 28 Settembre 2021
Cronaca Gagliano del Capo

Contadino "anti-gas", prigioniero volontario nel bus

Durante la pausa gli autisti lascerebbero i motori accesi. "Spreco di soldi e inquinamento". E così, un 55enne si auto-sequestra in un pullman. E attende che vengano a liberarlo i carabinieri

GAGLIANO DEL CAPO - "Aiuto c'è un prigioniero". Nessun pesce d'aprile anticipato. Sono le 16 di ieri pomeriggio, e dall'altro capo del telefono la voce che parla con il carabiniere di turno al 112 sembra ferma, decisa, seria. "E' un uomo, prigioniero in un bus di linea". Proprio così. Ma, ecco, ora la voce vacilla un attimo. Un impercettibile cambio di tonalità, mentre sottolinea, forse temendo di non essere creduto, ma dovendo spiegare con precisione chirurgica cosa sta accadendo: "Prigioniero, sì. Ma? volontario". Un auto-sequestro di persona? La voglia di credere alla boutade è grande, ma la voce prosegue, imperterrita: "Sarà liberato solo all'arrivo dei carabinieri".

Profilo del sequestrato: maschio, contadino, 55 anni, le mani ruvide ed il volto abbronzato per una vita nei campi. Segni particolari: ambientalista convinto, senza essere iscritto a qualche associazione dal nome impronunciabile. Se non ci fosse di mezzo l'Arma e non si fosse a Gagliano del Capo, potrebbe sembrare una trovata di Camilleri in quel di Vigata. Il commissario Montalbano manderebbe Mimì Augello ad investigare.

E invece, sul posto, un bar in piazzetta del Gesù, il capitano Andrea Bettini, che non esce dalla penna di uno scrittore, ci manda i suoi carabbinera del radiomobile di Tricase. Ed ecco la sorpresa. Pullman di linea posteggiato, con motore accesso e sportelli sbarrati. Dentro, il contadino, in serafica attesa del blitz dei suoi "liberatori". In realtà, non c'è bisogno di aprire le porte a spallate. Il 55enne, appena vede le divise, scende, si lascia identificare, poi si sfoga: ogni giorno, spiega, gli autisti dei pullman lasciano i mezzi davanti al bar. Una pausa per due chiacchiere ed un caffè, prima di riprendere la corsa. Ma qualcuno non si cura di spegnere il motore.


"Con questi tempi di crisi, uno spreco di soldi", spiega. "E poi, inquinano". Le proteste verbali sarebbero andate avanti per giorni. Senza smuovere nessuno. E dalla lagnanza al parto di un gesto clamoroso, il passo è breve: "imprigionarsi" in un pullman con il motore acceso e dimostrare la sua verità agli occhi del mondo. Nessuna conseguenza, comunque, per la pacifica forma di protesta. Neanche una "denuncina" per interruzione di pubblico servizio. L'autista, era in pausa. Appunto. Semmai, i carabinieri hanno promesso: faranno un salto, di tanto in tanto, da quelle parti per vedere se i tubi di scappamento sputano ancora gas. C'è da pensare che non accadrà più.

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