Domenica, 26 Settembre 2021
Cronaca Leverano

Conti fittizi per prosciugare i clienti, dovrà risarcire 460mila euro

L'Unicredit di Leverano ha già versato le somme sottratte ai propri correntisti. E ora un 49enne deve rimborsare l'istituto e pagare per il danno morale a chi si è costituitito parte civile

LECCE – Il sistema era tanto illecito quanto redditizio: grazie alla sua mansione di funzionario della banca Unicredit (della filiale di Leverano) aveva accesso ai dati personali di alcuni clienti, di cui si impossessava. Poi, creava un conto corrente fittizio su cui spostava denaro proveniente dai disinvestimenti operati sul deposito titoli.

In un caso, ai danni di una ignara cliente, oltre 79mila euro, in un altro 20mila e ancora 42mila. Per completare il suo progetto criminale si faceva rilasciare, a nome dei clienti truffati, alcune carte bancomat, con cui poteva prelevare a piacimento (prelievi anche giornalieri da mille e 750 euro). Non solo, si impossessava di un carnet di assegni che utilizzava in due casi, eseguiva bonifici dai conti di altri clienti, prelevava la somma di oltre 105mila euro falsificando la firma di un correntista. Un flusso costante di denaro (per una cifra di oltre 200mila euro) che viaggiava dalle casse della banca e dai conti correnti dei clienti versi le sue tasche. I fatti contestati risalgono al periodo tra il 2006 e il 2012.

Protagonista di questa complessa vicenda di truffe, un 49enne leccese Alessandro Serratì, al centro dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Stefania Mininni. Il processo nei confronti del 49enne, assistito dall’avvocato Giuseppe Corleto, si è concluso con una condanna a tre anni e sei mesi di reclusione e 700 euro di multa per truffa aggravata e furto aggravato. 

Serratì è stato anche condannato a risarcire l’Unicredit spa, che si è costituita parte civile con l’avvocato Amilcare Tana, con 400mila euro. La banca, infatti, ha già provveduto a risarcire i clienti truffati. L’imputato dovrà inoltre risarcire le altre tre parti civili (assistite dagli avvocati Viola Messa e Giuseppe Romano) con 20mila euro ciascuno per il danno morale. La sentenza è stata emessa dal giudice Sergio Tosi.

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