Venerdì, 25 Giugno 2021
Cronaca

Continua l'odissea della Pet-Tc sulla pelle dei malati

Mentre burocrazia e politica giocano a rimpiattino con le responsabilità, il budget per l'avvio delle prestazioni sanitarie non è stato erogato. Calabrese racconta l'ultima contraddizione dell'Asl

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CAVALLINO - Nulla di nuovo sotto il sole e l'ombrellone (è il caso di dirlo) sul delicato tema della Pet-Tc nel Salento. Tra parole, promesse, rinvii, accordi raggiunti e poi fatti saltare da fondi che non si trovano e che sono necessari per far partire il servizio, ormai la questione sembra diventata il nuovo "ballo dell'estate", lanciato dalla politica e dalla burocrazia. Ma c'è poco da ballare e scherzare per gli ammalati, quando di mezzo c'è il pericolo di un tumore. E la vicenda sta assumendo contorni del ridicolo: cosa si cela davvero dietro al continuo rinvio di un mezzo necessario al sistema sanitario salentino?

Per questo, la lettera agostana di Giuseppe Calabrese, medico titolare dell'omonima clinica in possesso dell'unico macchinario convenzionato con l'Asl e, quindi, con la possibilità di erogare il servizio, ma privo dei soldi necessari a coprire le prestazioni, è l'ennesima cattiva notizia di una storia infinita, più lunga di un'odissea, senza l'approdo sperato ad Itaca.

"Mi spiace turbare questo periodo di pausa estiva con un tema così poco balneare - scrive - ma purtroppo la malattia oncologica non va in ferie e gli ammalati di Lecce e provincia dovranno aspettare ancora per disporre pienamente del loro centro Pet-Tc. A distanza di più di un anno dall'inaugurazione della modernissima struttura di Cavallino, sono purtroppo costretto a comunicare che non è ancora stato assegnato dall'Asl di Lecce il necessario budget per le prestazioni in convenzione".

Tradotto in parole povere, quello che era continuerà ad essere e chissà ancora per quanto: gli ammalati salentini dovranno pertanto rivolgersi alla Pet-Tc più vicina, quella di Brindisi, con un'attesa di due o tre mesi, tempo che qualche malato non ha a disposizione. Il 27 luglio, Calabrese racconta di aver incontrato, alla presenza del direttore sanitario e amministrato del "Vito Fazzi" e del proprio legale, Gianluigi Pellegrino, il nuovo direttore generale dell'Asl di Lecce, Mellone, il quale si è mostrato estremamente disponibile a risolvere la vicenda.

Occorre ricordare che l'assegnazione del budget sia un atto dovuto, in quanto il Centro di medicina nucleare Calabrese ha ricevuto dalla Regione l'"accreditamento istituzionale" lo scorso giugno. L'assurdità, però, è che, al contrario di quanto è nelle regole, l'accreditamento è avvenuto senza il budget che andrebbe corrisposto; un pasticcio a cui la Regione aveva cercato almeno formalmente di porre rimedio, chiedendo all'Asl di procedere rapidamente. Secondo il racconto di Calabrese, Mellone, nell'incontro, ha fatto un ragionamento da manager: "Caro Calabrese - mi dice - proponga una tariffa che consenta un forte risparmio alle spese che l'Asl già sostiene per le prestazioni Pet-Tc e io risolverò immediatamente la questione".

"Sottolineo - spiega Calabrese - infatti che il cittadino della provincia di Lecce ha comunque diritto a fare l'esame a spese della collettività. Non c'è quindi nessun aggravio di spesa pubblica: semplicemente il paziente va fuori a fare l'esame e il costo viene comunque pagato dall'Asl di Lecce. Sentite le parole del dottor Mellone, ho provveduto l'indomani stesso a formalizzare una proposta che prevede una tariffa inferiore di oltre il 25% rispetto alla tariffa ministeriale e rispetto ad altri centri d'Italia".

Una proposta che in questo periodo di crisi globale consentirebbe all'Asl un risparmio di centinaia di migliaia di euro all'anno, garantendo ai pazienti di interrompere i viaggi della speranza ed effettuare l'esame entro un paio di giorni dalla richiesta; per di più, questa misura interromperebbe per i lavoratori dello studio la cassa integrazione e al centro di iniziare a lavorare ed ammortizzare l'enorme costo della struttura "che - precisa Calabrese -, è bene ricordare anche questo, alle casse pubbliche non è costato un euro".

Ma l'epilogo è sconcertante: Mellone, secondo quanto scrive lo stesso Calabrese, lo fa chiamare dalla segretaria per annunciare la sua indisponibilità ad accettare l'offerta senza nessuna spiegazione: "A questo punto mi chiedo - afferma -, si tratta di una persecuzione? Una persecuzione, per la mia azienda,per i miei dipendenti e per tutti gli ammalati salentini, e che a questo punto si risolverà nelle aule del Tar".


Non sono bastati, infatti, gli appelli dei sindaci, l'intervento del prefetto le proteste dei tribunali dei diritti del malato, del Codacons, le vertenze dei pazienti: "Forse qualcuno - si domanda Calabrese - blocca ogni tentativo di accordo?". "In ogni caso - conclude - io andrò avanti coinvolgendo tutti gli organi statali; è mio dovere risolvere questa gravissima ingiustizia sociale, e se sarà necessario andrò alla corte europea per i diritti dell'uomo".

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