Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Contributi con la 488, condanna in appello per l'imprenditore Enzo Benisi

Sono stati condannati a un anno di reclusione (pena sospesa) in appello, Vincenzo Benisi, legale rappresentante della Megatex, e Pietro Gaetani, direttore amministrativo, per la presunta truffa legata ai finanziamenti con la 488

 

LECCE – Sono stati condannati a un anno di reclusione (pena sospesa) in appello, Vincenzo Benisi, legale rappresentante della Megatex di Melissano, e Pietro Gaetani, direttore amministrativo della stessa società, per la presunta truffa legata ai finanziamenti con la legge 488. In primo grado, nel marzo 2011, i due imputati erano stati assolti con formula piena dal giudice monocratico del Tribunale di Casarano, Sergio Tosi, “perché il fatto non sussiste”. La sentenza è stata emessa dopo una lunga camera di consiglio presieduta dal giudice Giacomo Conte.

I fatti contestati fanno riferimento al lontano 2004. La presunta truffa, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbe avvenuta nell'ambito del progetto Pia innovazione, per la progettazione di due innovativi modelli di calzini: antisudore e termoisolanti. L'accusa (l’inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore della Repubblica Imerio Tramis, successivamente trasferito alla Procura per i minorenni) sosteneva la mancata rendicontazione di circa 24mila euro a fronte di un progetto da circa 5 milioni. Il pubblico ministero Tramis, presente in aula, aveva chiesto per Benisi (attuale vicepresidente vicario di Confindustria Lecce) e Gaetani una condanna a due anni di reclusione.

Si chiude così il secondo capitolo di una lunga odissea giudiziaria e di una storia controversa, che ha portato all’arresto di Benisi nel 2006 e al sequestro per anni di beni per oltre tre milioni di euro, seppur con facoltà d’uso. L’azienda e i due imputati hanno sempre respinto ogni accusa, affermando di aver svolto ogni opera secondo le normative vigenti. Per la realizzazione dei prototipi di calze innovative, infatti, la Megatex si sarebbe avvalsa della collaborazione di affermati docenti universitari, ottenendo i relativi brevetti internazionali. I due imputati sono assistiti dagli avvocati Luigi Rella, Filippo Sgubbi, Antonio Francioso e Stefania Benisi.

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