Sabato, 13 Luglio 2024
Cronaca

Convivente e figliastra come prigioniere, ma le accuse non reggono in appello: annullati 14 anni

Ribaltata la sentenza per un 46enne accusato di maltrattamenti in famiglia e violenza sessuale nei riguardi di una minorenne, all'epoca dei fatti di 13 anni. L'uomo torna in libertà

LECCE - Aveva rimediato 14 anni in primo grado con l’accusa di aver maltrattato la donna con cui aveva una relazione e che aveva conquistato in via epistolare mentre si trovava in carcere in Germania per uxoricidio, e la figlia all’epoca dei fatti 13enne di quest’ultima, di cui avrebbe anche abusato sessualmente.

Ma, oggi, la Corte d’appello di Lecce ha “capovolto” il verdetto e ha restituito la libertà all’uomo, un 46enne originario di San Pietro Vernotico (Brindisi) residente nel Leccese, che dopo aver trascorso cinque mesi in carcere, dal luglio del 2022, era ai domiciliari (col braccialetto elettronico).

A emettere la sentenza di assoluzione è stato il collegio composto dal presidente Carlo Errico, dalla giudice (relatrice) Alessandra Ferraro e dal collega Luca Colitta, a fronte di una richiesta di conferma della pena, avanzata dalla procura generale, rappresentata in aula dal sostituto Giovanni Gagliotta, alla quale si erano associate le avvocate di parte civile Ester Nemola e Maria Cristina Brindisino. 

La difesa

Le motivazioni saranno rese note entro novanta giorni, ma con ogni buona probabilità a determinare il nuovo esito processuale, è stata la tesi difensiva sostenuta dall’avvocata Rita Ciccarese. Già nel “primo” processo, il legale aveva cercato di provare come la ragazza, affetta da un lieve deficit mentale, fosse inattendibile e facilmente manipolabile dalla madre, a dispetto di quanto invece aveva appurato la perizia svolta per conto del tribunale.

Durante l’interrogatorio di garanzia, il 46enne negò categoricamente di essere un mostro, sostenendo di essere lui la vera vittima delle menzogne della ex, poiché questa, a causa di una forte depressione, avrebbe trascorso le sue giornate a letto, così da doverla sostituire nel prendersi cura della bambina, come fosse sua figlia.

Le accuse

Stando alle carte dell'inchiesta, condotta dalla sostituta procuratrice Simona Rizzo, dal maggio del 2020 sino al 16 novembre del 2021, le malcapitate sarebbero state prigioniere dell’uomo, costrette a vivere isolate dal resto del mondo e  impossibilitate persino a comunicare tra loro.

In una circostanza, nell’estate del 2021, quando il 46enne sorprese le due a dialogare, avrebbe picchiato la figliastra, arrivando a minacciarla con una Katana.

La bambina, in particolare, avrebbe dovuto svolgere i lavori pesanti in casa e, se non rispettava gli ordini, sarebbe stata presa a calci, pugni e schiaffi al volto, e colpita con una cinta.

Le offese e le minacce di morte sarebbero state all’ordine del giorno. Alla convivente, sarebbero state indirizzate frasi di questo tipo: “Ti faccio male senza che ti tocco e non mi faccio neanche un giorno di galera, ti devo fare impazzire, tu sei pazza, ti devi rinchiudere in un manicomio”.

Ma non finisce qui. Il 46enne era accusato anche di aver abusato della figliastra in diverse circostanze e di averla costretta al silenzio, minacciandola di portarla via e di uccidere la madre.

“La piccola era divenuta la sua compagna, dovendolo accompagnare ogni volta che usciva, portandola per le campagne anche di sera, tanto che mancavano da casa per tutta la giornata; del pari, quando rincasavano l’uomo era accorto che la bambina non comunicasse con la madre, alla quale era impedito ogni contatto, pena la violenza nei confronti di entrambe; spesso la piccola diceva alla madre: “Ti prego mamma, stai zitta se no mi uccide, non parlare perché mi uccide… se la prende con me”, scriveva nell’ordinanza di custodia cautelare la giudice Alessandra Sermarini.

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