Cronaca

Cooperative fittizie e falsi braccianti: danno all'Inps di milioni di euro

Un'indagine della finanza di Francavilla Fontana ha messo a nudo un sistema che andava avanti dal 2005. Calcolato che solo negli ultimi cinque anni siano stati sottratti all'ente oltre 3 milioni. Due fratelli di Torre Santa Susanna agivano usando consulenti e commercialisti

Il pm Dinapoli e i finanzieri. Foto per concessione di Brindisireport.

BRIDNISI – Prestanome e atti continui per fondare e chiudere cooperative agricole. Fior di professionisti chiamati a dare il contributo alla creazione di tali aziende fittizie e, dietro le quinte, un’organizzazione che sarebbe stata messa in piedi da due fratelli imprenditori. Il tutto, per un danno all’Inps da oltre 3 milioni di euro se si calcolano soltanto gli ultimi cinque anni. Già, perché sembra che la faccenda andasse avanti – per quanto scoperto finora – almeno dal 2005. Insomma, un decennio di truffe con tanti nomi e volti che si sono sovrapposti nel tempo. Un complesso mosaico che è stato in gran parte ricomposto dagli inquirenti al termine di una lunga inchiesta.

Ci sono anche cinque residenti in provincia di Lecce nella corposa lista di indagati in un’operazione nata nel Brindisino e ribattezzata “Wasteland”. Le investigazioni sono  state condotte dalla guardia di finanza della compagnia di Francavilla Fontana con il  coordinamento del pm Marco Dinapoli.

All’alba di oggi, dopo la firma apposta all’ordinanza dal gip, per una serie di truffe all’Inps, sono stati arrestati Antonio Dipietrangelo, 52 anni, di Torre Santa Susanna, imprenditore; Giuseppe Dipietrangelo, 47 anni, di Torre Santa Susanna, imprenditore; Angelo Tarantino, 46 anni, di Torre Santa Susanna, consulente del lavoro; Maurizio Margheriti, 39 anni, di Erchie, commercialista. Tutti si trovano ai domiciliari.

E’ stato inoltre imposto l’obbligo di dimora nei confronti di quattro rappresentanti di società cooperative agricole, ritenuti gravemente indiziati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di un numero indeterminato di  truffe ai danni dell’Istituto nazionale di previdenza sociale. Si tratta di: Cosimo Carrozzo, 44 anni, di Erchie; Giuseppe Liardo, detto “Pummitoro”, 43 anni, di Torre Santa Susanna; Cosimo Giovanni Carrozzo, 50 anni, di Erchie; Antonio Maniglia, 50 anni, di Torre Santa Susanna.

Molti di più, però, sono gli indagati a vario titolo nell’inchiesta. La lista è lunga e comprende, come detto, anche cittadini residenti in provincia di Lecce.

Si tratta di: Cosimo Del Vecchio, 36 anni, di Erchie; Vito Sicara, 40 anni, di Erchie; Jonatyan Tieni, 27 anni, di Torre Santa Susanna; Cosimo Carrozzo, 50 anni, di Erchie; Leonardo Cavallo, 50 anni, di Torre Santa Susanna; Stefano Dipietrangelo, 28 anni, nato a Mesagne e residente a Manduria; Sergio Mario Corallo, 59 anni, di Mesagne; Luca Orfeo, 30 anni, di Manduria; Giovanna Cosima D’Elia, 52 anni, di Torre Santa Susanna; Cosimo Morleo, 46 anni, di Erchie.

E ancora: Ottavio Ferrara, 46 anni, di Erchie; Maria Fontana Morleo, 41 anni, di Erchie; Domenico Urgesi, 59 anni, di Erchie; Fabiola Rossetti, 43 anni, di Erchie; Carmela Volpe, 63 anni, di Torre Santa Susanna; Elio Emiliano, 53 anni, di Torre Santa Susanna; Annalisa Argese, 37 anni, di Erchie; Donata Ciccarone, 34 anni, di Torre Santa Susanna; Laura Missere, 34 anni, di Torre Santa Susanna; Giuseppe Lorusso, 59 anni, di Carmiano; Antonella Quarta, 44 anni, di Ruffano; Giuseppe Musca, 65 anni, di Leverano; Giuseppa Perrone, 60 anni, di Veglie; Pietro Cavallo, 61 anni, di Torre Santa Susanna; Maurizio Margheriti, 39 anni, di Erchie; Cosimo Cellino, 43 anni, di Erchie; Mauro Filacaro, 67 anni, di Veglie. L’inchiesta tocca anche la società cooperativa “Pietrafer” di Torre Santa Susanna.

(Il video dell'operazione)

Secondo quanto accertato, il sistema di fraudolento di arricchimento personale sarebbe andato avanti per anni, fondando le radice sulla costituzione, a ripetizione, di società cooperative fittizie, in apparenza dedite allo svolgimento di attività agricole, ma che in realtà avevano l’unico scopo di far conseguire indebitamente a falsi braccianti ed a carico dell’Inps le prestazioni previdenziali di legge: disoccupazione agricola, indennità di malattia, di maternità, assegni familiari.

Le cooperative avrebbero quindi dichiarato falsamente di avere avviato l’attività di coltivazione di terreni (di cui spesso non avevano neanche la disponibilità), denunciando l’impiego di operai agricoli (anche questo, in modo fittizio) per un periodo superiore a 50 o a 100 giornate lavorative ciascuno (secondo la prestazione previdenziale da richiedere).

In questo modo, sarebbe stato consentito ai finti braccianti di percepire le provvidenze in modo indebito. Parte di queste sarebbero poi state corrisposte dai fruitori ai capi ed organizzatori dell’associazione, nella misura di 10-15 euro per ogni giornata di lavoro fittizia.

La costituzione di nuove società cooperative sarebbe avvenuta con il contributo, pressoché determinante, di vari professionisti, per ostacolare gli accertamenti amministrativi da parte della task force agricoltura, istituita presso la Direzione regionale pugliese dell’Inps proprio per fronteggiare il fenomeno dei “falsi braccianti”.

Gli atti costitutivi, di scioglimento o di messa in liquidazione delle società cooperative sono stati stipulati da due notai. Nei loro confronti, però, non si è proceduto in mancanza di indizi circa la loro partecipazione consapevole allo scopo perseguito dall’associazione, benché sarebbe stato possibile constatare, in sede di stipula, che i rappresentanti legali delle cooperative erano persone interposte dai capi ed organizzatori dell’associazione in cambio di un corrispettivo di poche centinaia di euro. Ed è stato calcolato che l’Inps, in tutto ciò, abbia subito un danno patrimoniale di 3 milioni 105 mila e 672,30 euro nei soli ultimi cinque anni.

L’avvio delle indagini ha determinato il blocco dell’erogazione di ulteriori prestazioni per il 2013 e il 2014. Grazie alla collaborazione fra la già citata task force e la finanza, è stato possibile anche porre le basi per il recupero delle somme. Già oggi, infatti, il primo sequestro preventivo di tutti i beni dei membri della presunta associazione illecita per circa 3 milioni e 200 mila euro.

Gli indagati principali sono di Torre Santa Susanna ed Erchie, e nel primo comune c’era anche la base operativa. Il tutto transitando attraverso lo studio del consulente del lavoro. Due commercialisti (uno solo dei quali sottoposto alla misura cautelare perché, a differenza dell’altro, attualmente ancora attivo nell’organizzazione, secondo gli investigatori), avrebbero creato le condizioni utili affinché il consulente del lavoro potesse avviare le necessarie pratiche amministrative e perché ciascuna delle cooperative potesse emettere fatture a “copertura” delle operazioni.

Uno di loro si sarebbe occupato anche del reclutamento di persone da utilizzare quali prestanome per la costituzione delle cooperative. L’amministrazione delle cooperative sarebbe stata attribuita a “teste di legno” per non far formalmente comparire i due fratelli Dipietrangelo, il maggiore dei quali, Antonio, già noto anche per precedenti analoghi.

Sono indagate per ora trentaquattro persone e una società, chiamata a rispondere dell’illecito amministrativo derivante dalla truffa aggravata ai danni dell’ente pubblico. E sono stati individuati in tutto 510 falsi braccianti, la cui posizione è al momento al vaglio della Procura. Le indagini, dunque, non si fermano certo oggi, ma proseguono. 

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