Giovedì, 29 Luglio 2021
Cronaca

Commercianti in ostaggio per rapina, scacco alla banda: quattro arresti all'alba

I carabinieri hanno stretto le manette ai polsi agli uomini che nei mesi scorsi hanno creato un clima di terrore, specie nella zona di Copertino, bloccando alcuni titolari di gioiellerie e supermercati in auto e facendosi consegnare le chiavi, per "svuotare" le loro attività

La conferenza stampa di oggi.

COPERTINO – Avevano puntato su due commercianti in particolare, gli stessi che avevano le rispettive attività a Copertino, ma che di Copertino non erano. In tal modo, avevano pensato, avrebbero ridotto i margini di rischio nell’essere riconosciuti. Del posto, invece, sono tutti e quattro, arrestati questa mattina dai carabinieri della compagnia di Gallipoli e della tenenza di Copertino, agli ordini del capitano Michele Maselli e del luogotenente Raffaele Giannuzzi, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alle rapine.

Ma dovranno rispondere anche d’altro, come si legge nelle ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip Annalisa De Benedictis, a cui ha fatto riferimento questa mattina nell'ambito della conferenza stampa tenuta presso il comando provinciale dell'Arma, il procuratore aggiunto Antonio De Donno: reati che vanno associazione a delinquere dedita alle rapine, sequestro di persona, concorso in rapina aggravata con uso delle armi, detenzione e porto di pistola, violenza privata, furto di autovettura, incendio ed altro in danno di commercianti e di privati cittadini. Le porte del penitenziario di Lecce si sono aperte per Gianluca Calabrese, 26 anni; Andrea Riccardo Frisenda (27); Mirko D’Adamo, 26enne come Cosimo Salvatore Suppressa.

Ai quattro, le indagini - condotte dai militari della tenenza di Copertino, nel modo tradizionale, e che molto hanno sfruttato il loro radicamento sul territorio - hanno imputato le rapine, con il sequestro delle vittime, per il titolare della gioielleria De Lumè di piazza Venturi (9 gennaio),  e, prima ancora, al titolare del discount Dico di via Casole (5 febbraio) Alessandro De Luca. Colpi che hanno sfiorato i 45mila euro. Nei due casi, come detto, i commercianti sono finiti letteralmente in ostaggio, dopo essere stati abbordati da un’Audi A6 mentre rincasavano. L’auto utilizzata dai rapinatori è stata poi ritrovata bruciata ad Avetrana.

Un tipo d’azione diverso dal classico assalto “mordi e fuggi”. Bloccati e presi in ostaggio, i commercianti sono stati obbligati a consegnare le chiavi delle loro attività commerciali. Rimanendo nelle mani dei banditi, sotto il tiro di armi da fuoco, per interminabili momenti, prima di essere rilasciati. Ovviamente, a “lavoro” ultimato.

Ora, ai primi due, Calabrese e Frisenda, i carabinieri attribuiscono la rapina ai danni del supermercato, mentre per compiere il colpo nella gioielleria, avrebbero agito tutti e quattro. La location individuata dai malviventi, la zona dove hanno agito per avvicinare i commercianti, costringerli a fermarsi a bordo delle rispettive auto, è la strada provinciale Copertino-Carmiano, esattamente nei pressi di una via di campagna che conduce in località “Olmo”. Da qui anche il nome dato all’operazione di polizia giudiziaria. Da quelle parti vi è un casolare ed è lì che i quattro avrebbero condotto, prima uno,poi l’altro, i due malcapitati. Perché dopo il “successo” del colpo numero uno ai danni del gioielliere, hanno continuato con il titolare del supermercato.

Dopo essere stati costretti a fermarsi mentre percorrevano la strada verso casa, a entrambi i commercianti è stata riservato il medesimo trattamento. I rapinatori hanno agito col volto travisato e, una volta sulla vittima, l’hanno costretta a fermarsi e ad abbandonare la propria auto. Poi, l’hanno incappucciata e quindi trasportata nei pressi del casolare in località “Olmo”. Lì, in tutte e due le circostanze, si sono fatti consegnare le chiavi delle attività commerciali, comprese le combinazioni delle cassaforti, mentre uno della banda aveva il compito di tenere a bada la vittima; gli altri, invece, si sono diretti a Copertino per entrare indisturbati prima nella gioielleria, poi, in occasione del secondo colpo, nel supermercato.

Una volta dentro, hanno aperto le casseforti, fatto razzia e quindi sono ritornati alla base logistica con i bottini. A quel punto hanno liberato le vittime e tanti saluti. Ai commercianti non è restato altro che raggiungere a piedi le rispettive auto, denunciare la brutta esperienza alle forze dell’ordine e rincasare.

foto 1-9-28Nella prima occasione (razzia ai danni della gioielleria), i malviventi, con lo scopo di lasciare meno indizi possibili, avrebbero addirittura improvvisato una cadenza linguistica non proprio salentina. Nella seconda occasione (rapina ai danni del titolare del supermercato), invece no. Ma queste ultime accortezze non hanno evitato ai carabinieri di arrivare ai quattro.

Gli investigatori hanno lavorato con pazienza, ritenendo poi fondamentali i racconti delle due vittime, i particolari emersi dalle loro testimonianze. Così come importante è stato per i carabinieri spulciare i tabulati telefonici riconducibili ai telefonini utilizzati dai malviventi, incrociare i dati, guardare riguardare attentamente le immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza collocate nei pressi delle attività commerciali prese di mira dai rapinatori.

Comparazioni e riscontri evidenti sarebbero emersi confrontando le fattezze fisiche dei componenti del gruppo, un orologio al polso di Calabrese, un paio di jeans individuato nel corso delle perquisizioni domiciliari. Tutti elementi che hanno convinto la procurare a emettere per tutti le ordinanze di custodia cautelare in carcere.

  

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