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Lunedì, 27 Maggio 2024
Cronaca

“Mamma sono in arresto, paga per farmi scarcerare”. Anziane truffate, coppia condannata

Gli autori, marito e moglie di Napoli, hanno agito fra Salento e Barese. Lui si spacciava per carabiniere e avvocato, lei faceva da "palo" in auto. Dicevano che un loro parente aveva provocato un grave incidente. C'è un terzo complice mai identificato

LECCE – Iniziava sempre così, con una telefonata a una donna di una certa età, se non proprio anziana, in cui lui si qualificava come un carabiniere, sostenendo che un figlio o un nipote fossero in seri guai per aver provocato un incidente stradale e che servivano con urgenza soldi per la scarcerazione o per risarcire le famiglie delle vittime. Proseguiva con l’arrivo a casa di un sedicente avvocato. Finiva con la fuga, una volta raggranellati denaro e gioielli (per somme in alcuni casi davvero alte), nell’auto condotta dalla complice. Il tutto, con qualche variante sul copione e, in alcune circostanze, anche con la partecipazione di un terzo soggetto che, però, non è stato mai identificato. Ma gli attori principali di questa triste commedia, almeno loro, non l’hanno fatta franca.

Arrestati a settembre dell’anno scorso dai carabinieri, dopo un’indagine coordinata dal sostituto procuratore Maria Vallefuoco e che ha riguardato sei comuni diversi, ora per Giovanni Boccia, 48 anni, e Anna Marzella, di 35, coniugi napoletani, è giunto il momento di pagare i conti di una serie di incursioni consumate nell’arco di pochi giorni, tutte sul calare dell’agosto del 2023.

Processati con rito abbreviato, sono stati condannati dal giudice Marcello Rizzo, rispettivamente, Boccia a 3 anni e 4 mesi, più 1.333 euro di multa, e la coniuge Marzella a 2 anni, 5 mesi e 10 giorni, più 1.067 euro di multa. Ovviamente, non è tutto. Dovranno risarcire i danni alle vittime degli odiosi raggiri in separata sede, davanti al tribunale civile. E, nel frattempo, i due sono stati condannati in solido fra loro al versamento di una provvisionale di 3mila euro a favore di una donna 75enne di Trepuzzi, di 12mila per un’80enne di Squinzano e di 5mila per una 77enne di Gagliano del Capo. Disposta anche la restituzione pro quota della somma rinvenuta nell’auto degli imputati, che ammonta a circa 11.700 euro. Sono le uniche tre truffate che hanno deciso di costituirsi parte civile su sei casi totali, contando sull’appoggio degli avvocati Riccardo Giannuzzi, Marco Pezzuto e Martino Carluccio (sotituito in udienza da Luca Puce). E questo perché, purtroppo, chi subisce simili inganni a volte viene vinto dal senso di vergogna e lascia correre.

Il carabiniere e l’avvocato

Un carabiniere che telefonava e un avvocato che passava a ritirare soldi e gioielli, si diceva. In realtà, sempre Boccia, abile a interpretare due parti, con la moglie che l’accompagnava sui luoghi prescelti a bordo di una Ford Puma, restava in auto a fare da “palo” e poi ripartiva a tutto gas una volta arrivato il marito con il malloppo. Una scena, come detto, ripetutasi per ben sei volte in pochi giorni, a partire da un episodio che riguarda Scorrano.

Qui, a ricevere la telefonata era stata un’84enne. Boccia, spacciandosi per militare dell’Arma, le aveva riferito che il nipote aveva provocato un grave incidente. Talmente grave, da finire in arresto. Spiegandole che l’unica soluzione per la scarcerazione sarebbe stata quella di versare una somma e che per questo, di lì a poco, sarebbe passato personalmente l’avvocato del nipote da casa. A quel punto, Boccia si era presentato fingendosi, appunto, il legale, riuscendo a farsi consegnare 1.050 euro, più vari monili d’oro. Identica messinscena, in tutto e per tutto, era avvenuta poi a Gagliano del Capo, ai danni di una 93enne, con la differenza che qui, oltre ai monili d’oro, il 48enne napoletano era riuscito a ottenere 1.500 euro.

Sempre a Gagliano del Capo, la terza truffa. In quel caso, vittima una donna di 77 anni. Solita storia (nipote poco avveduto al volante e grave sinistro), con la piccola differenza che, da carabiniere le aveva fornito un numero di cellulare dell’avvocato, dicendole di contattarlo. Ovviamente, dall’altro capo, aveva risposto sempre Boccia, che l’aveva invitata a consegnare soldi che sarebbero serviti a convincere l’inesistente moglie dell’inesistente ferito a ritirare la denuncia. Quindi, si era presentato in casa, spacciandosi per incaricato dell’avvocato, ricevendo 1.500 euro e monili d’oro.

L’odioso raggiro: “Mamma, aiutami”

Non solo Salento. Giovanni Boccia e Anna Marzella, infatti, nello stesso periodo avevano fatto una capatina anche a Locorotondo, nella ridente Valle d’Idria, per raggirare una 90enne. Nella circostanza, Boccia aveva cambiato semplicemente protagonista dell’incidente grave: non più un nipote, ma il figlio della donna. E alla fine era riuscito a racimolare diversi gioielli. Poi, ecco i due ritornare in provincia di Lecce e studiarne un’altra, forse la più detestabile di tutte, ai danni di una 80enne di Squinzano.

In quella circostanza, infatti, sempre spacciandosi per carabiniere, Boccia aveva preso contatto con l’anziana, spiegandole che il figlio aveva provocato un grave sinistro, in cui era rimasta coinvolta una donna, e che per tale motivo era stato fermato. E non si era limitato a questo. Al telefono le aveva passato, infatti, il famoso complice mai identificato, che, fingendo di essere proprio suo figlio, simulando una voce rotta da un pianto disperato, l’aveva implorata di accondiscendere alle richieste.

“Mamma aiutami – le aveva detto l’impostore –, sono in stato di fermo e servono 40mila euro per la cauzione chiesta dai familiari della signora tramite la denuncia”. Purtroppo, quando si è colti dal panico per le sorti di una persona amata, non si fa subito caso all’assurdità di certe istanze, basate su norme inesistenti. Ed ecco perché la malcapitata aveva accettato, consegnando a Boccia, passato poco dopo da casa per la seconda parte del piano, nelle consuete vesti di avvocato, tutto quello che era riuscita a recuperare: 7.500 euro in contanti, più gioielli.   

Dulcis in fundo, la truffa a carico della donna di 75 anni di Trepuzzi. Boccia, in quel caso, aveva telefonato fingendosi come sempre esponente delle forze dell’ordine, spiegando che suo figlio aveva provocato un incidente grave nientemeno che in Germania, che era stato arrestato dalla polizei e che avrebbe citofonato a breve un avvocato per ritirare la somma occorrente per la scarcerazione. E così, era riuscito a ottenere altri 1.500 euro.

Imparare a riconoscere le truffe 

Le modalità con cui sono state consumate queste truffe, lasciano sottintendere una certa preparazione di fondo, con lo studio accurato delle vittime, delle loro abitudini, la raccolta di informazioni sui loro parenti più stretti, per apparire convincenti. E marito e moglie, difesi nel processo dagli avvocati Carlo Ercolino del foro di Napoli e Andrea Maggiulli di quello di Lecce, alla fine hanno ammesso gli addebiti, spiegando di essersi trovati in quel periodo in ristrettezze economiche e provando anche a scusarsi per le loro condotte.  E, sincere o meno che siano queste scuse, per fortuna alla fine sono arrivati i veri carabinieri mettere un punto su tutta questa vicenda.

Il fenomeno, però, purtroppo è fin troppo diffuso. Gli interpreti in grado di studiare certe sceneggiate si sono moltiplicati negli anni e quindi è sempre opportuno conoscere come operano certi soggetti, per provare a difendersi. Mantenendo i nervi saldi, soprattutto, quando arrivano strane telefonate e iniziando a fare qualche accertamento in proprio, prima di cedere, contattando di persona i propri parenti e le forze di polizia.  

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