Coppia massacrata, accolta la richiesta: perizia psichiatrica per l'uomo accusato

Sarà lo specialista Domenico Suma a stabilire la capacità di intendere e di volere del presunto autore di uno dei delitti più efferati della storia del Salento, Vincenzo Tarantino. I coniugi Luigi Ferrari e Antonella Parente furono uccisi in casa e la cassaforte con i soldi trafugata

LECCE – Sarà una perizia affidata allo psichiatra Domenico Suma, a stabilire la capacità di intendere e di volere del presunto autore di uno dei delitti più efferati della storia del Salento: il duplice omicidio di Luigi Ferrari, 54 anni, e di sua moglie, la 55enne Antonella Parente, i coniugi massacrati nella loro abitazione di Porto Cesareo alle prime luci dell’alba del 24 giugno scorso.

Il gup Annalisa De Benedictis ha accolto, nel corso dell'udienza preliminare, la richiesta del legale dell'imputato, l'avvocato Giada Trevisi, che ha chiesto il giudizio con rito abbreviato condizionato alla perizia.

Il conferimento dell'incarico avverrà nella prossima udienza fissata per il 30 giugno. I familiari delle vittime si sono costituiti parte civile con gli avvocati Giuseppe, Michele e Giulia Bonsegna, Vincenza Raganato, Gianluca Coluccia e Fiorino Ruggio
Il presunto autore di quegli atroci delitti, Vincenzo Tarantino, 51enne originario di Manduria, fu fermato poche ore dopo dai carabinieri del Reparto operativo, comandanti dal colonnello Saverio Lombardi, del Nucleo investigativo, guidato dal capitano Biagio Marro, e della compagnia di Campi Salentina, guidati dal maggiore Nicola Fasciano. Un pool di investigatori coordinato dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia, titolare dell’inchiesta.

L’ultimo importante tassello è arrivato ad aprile scorso con il ritrovamento della cassaforte trafugata dall’abitazione delle vittime. Stralciata, invece, la posizione del 45enne di origine marocchine coinvolto nelle indagini.
Fu un vero massacro quello compiuto in via Vespucci, una strada periferica di Porto Cesareo, nell’abitazione dei coniugi Ferrari. Ben trenta, infatti, i colpi inflitti con un piede di porco, secondo quanto stabilito dall’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio e dai carabinieri del Ris, a Luigi Ferrari.

L’uomo, con ogni probabilità, cercò di difendersi dalla furia omicida dell’assassino. Una decina, invece, quelli che hanno spezzato la vita della donna. Uno spettacolo atroce quello che si è materializzato dinanzi alla figlia della coppia, la prima a scoprire i corpi dei genitori riversi in un lago di sangue, con i volti devastati dai colpi inferti.
Quello di Tarantino non era certo un volto estraneo per la famiglia Ferrari: è l’ex convivente di una nipote della coppia ferocemente assassinata, con cui aveva avuto screzi e attriti, ritenendo la Parente la causa della fine della relazione con la sua ex compagna.

TARANTINO Vincenzo_1-3-2-4Oltre a cercare Tarantino, i carabinieri hanno sentito un amico del presunto assassino, che lo aveva ospitato due giorni prima. A lui Tarantino aveva già raccontato di voler compiere un furto nell’abitazione della coppia, dove nella cassaforte erano custoditi i soldi per le spese relative al matrimonio del figlio. Il 51enne si è recato dall’amico, invitandolo ad accompagnarlo.
Dinanzi al rifiuto dell’uomo, ha deciso di recarsi da solo a casa dei Ferrari, portando con sé una scala e gli attrezzi per scassinare la cassaforte, convinto che a quell’ora in casa non ci fosse nessuno.

Invece, con ogni probabilità, la coppia è stata svegliata dall’irruzione dell’uomo. In Tarantino, che in corpo aveva una dose massiccia di cocaina, è scattata una furia omicida. Poi, terminata la mattanza, con gli stessi oggetti ha scardinato la piccola cassaforte incassata nella parete contenente qualche migliaio di euro, come se nulla fosse.

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