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Domenica, 22 Maggio 2022
Cronaca

Coppia massacrata in casa, la pm: “Ha agito per invidia”. Chiesto l’ergastolo

Udienza cruciale nel processo ad Antonio Giovanni De Marco, lo studente di Casarano che la sera del 21 settembre 2020 ha inferto 79 coltellate a Eleonora Manta, 30enne di Seclì, e l’arbitro leccese di 33 anni Daniele De Santis

LECCE - "A muovere Antonio Giovanni De Marco è stata l’invidia. Quella rabbia accumulata è stata scatenata sulle due povere vittime con 79 coltellate": è iniziata così la requisitoria della sostituta procuratrice Maria Consolata Moschettini nel processo sull’omicidio di Eleonora Manta, 30enne di Seclì, e l’arbitro leccese di 33 anni Daniele De Santis. Dopo la ricostruzione delle indagini, coordinate dalla stessa pm, sulla mattanza avvenuta il 21 settembre del 2020 nell’abitazione della coppia in via Montello a Lecce, la pena invocata per il 21enne reo confesso è stata l’ergastolo con isolamento diurno di un anno.

Per il magistrato non ci sono dubbi sul fatto che l’imputato fosse capace di intendere e volere, non solo perché a sostenerlo sono stati i consulenti incaricati dal tribunale, ma per motivi di natura logica: “E’ vero, si sentiva in credito col mondo per non essere felice e quindi avrebbe ucciso chiunque. Ma se l’intento criminoso all’inizio era vago, poi viene circoscritto, perché il 7 agosto lo stesso De Marco scrive di voler eliminare Daniele. Per lui covava odio, gli stava antipatico perché era felice e tale felicità ha scatenato il “furore narcisistico”. Non c’è stato pentimento, alcuna pietas per le vittime”.

A dimostrazione del fatto che De Marco fosse consapevole e capace di scegliere, la pm ha ricordato anche la lettera scritta a una sua amica per rassicurarla del fatto che né a lei né all’altra compagna di corso avrebbe mai fatto del male, perché a loro voleva bene davvero.

Circostanza questa che, secondo l’accusa, smentisce ogni forma possibile di autismo nel giovane, come suggerito invece dai consulenti della difesa: “Non tende all’autoisolamento, perché aveva delle frequentazioni, cercava una fidanzata, lavorava in ospedale”.

Sempre, stando agli atti delle indagini, poi, nessuna stranezza è stata mai riscontrata nel suo passato, tale da suggellare una possibile psicosi. “Ha completato il percorso di studi; ha sostenuto test per l’Università; è andato dallo psicologo una sola volta; non ha mai assunto psicofarmaci”, ha spiegato la pm.

Oltre alla pianificazione del delitto, caratterizzata dalla copia abusiva delle chiavi della casa in via Montello, all’epoca in cui era inquilino, dalla scelta dell’armamentario e dallo studio accurato su google maps delle telecamere posizionate lungo il percorso dalla sua dimora (in via Fleming) all’abitazione di Daniele ed Eleonora, la sostituta Moschettini ha ricordato davanti alla Corte d’assise presieduta dal giudice Pietro Baffa e composta dalla collega Francesca Mariano e dai giudici popolari, i comportamenti avuti dall’assassino anche dopo il delitto.

Un’ora dopo aver massacrato i due ragazzi con una ferocia inaudita, davanti al suo pc scrisse una lettera ai familiari per incoraggiarli: “Mamma, fino a qualche tempo fa non avrei mai pensato di arrivare fino a questo punto… nessuno avrebbe mai pensato che fossi in grado di fare una cosa del genere, ma ormai è successo e non si più tornare indietro. Sono sicuro che sarete tutti sconvolti, ma c’è una cosa che devo dirvi: non lasciatevi andare!”.

Sempre subito dopo il duplice omicidio effettuò una ricerca su un sito di escort e, secondo la consulente di parte Roberta Bruzzone, questo non indica altro se non compiacenza per quanto compiuto. La pm Maria Consolata Moschettini-2

Le indagini: l'individuazione del responsabile

La requisitoria ha ripercorso tutte le indagini sul caso, a partire dal momento in cui arrivarono le richieste di soccorso da parte di alcuni passanti inquietati dalle urla e dai vicini di casa, ritenendo come il quadro probatorio sia solido, a prescindere dalla confessione.

L’assenza di segni di effrazione sulla serratura della porta d’ingresso aveva suggerito che chi aveva agito possedeva le chiavi. Così dagli scambi di messaggi, tra Daniele e De Marco (memorizzato dal primo come “Ragazzo infermiere”) si riuscì a risalire al fatto che quest’ultimo aveva vissuto come affittuario in quella casa da ottobre 2019 fino al lockdown (febbraio 2020). Il 6 luglio 2020, De Marco contattò nuovamente Daniele per chiedergli disponibilità a riprendere la stanza. Ma il 7 agosto, la vittima lo avvisò che dal 1° settembre avrebbe dovuto trovarsi un’altra sistemazione perché doveva ristrutturare l’appartamento avendo un progetto di convivenza con Eleonora. Alla fine, De Marco consegnò le chiavi verso metà, fineagosto, manifestando l’interesse di voler trovare una casa più vicina all’ospedale.

Preziosa per risalire all’identità dell’assassino, fu la foto del profilo whatsapp dell'ex inquilino (cancellata il 27 settembre, il giorno prima del fermo) che risultò molto simile a quella dell’individuo ripreso dagli “occhi elettronici” nei pressi di via Montello. Non solo. La conferma della sua responsabilità si ebbe dalla consulenza grafologica sui foglietti manoscritti trovati nel piazzale antistante l’abitazione persi nella fuga - che riportavano una sorta di un promemoria sulle fasi del delitto – e il suo documento d’identità e di guida.  

La successiva attività di pedinamento e di intercettazione, consentì poi di acquisire ulteriori elementi, come le tracce biologiche, lasciate dal sospettato in seguito a un rapporto sessuale avuto con una prostituta.

Tutti gli accertamenti svolti sugli oggetti rinvenuti sul posto (come la mascherina, il passamontagna, ossia una calzamaglia sulla quale erano stati disegnati occhi e bocca, il fodero del coltello) e confrontati con il dna dell’indagato diedero esito positivo.

A raccontare molto di più sarebbero state le analisi del materiale contenuto nel pc e nello smarthphone dello studente, come la foto di Eleonora e Daniele insieme, dalla quale fu cancellato quest’ultimo, e il file denominato “Vendetta” ritenuto dal magistrato un documento autobiografico.“Vendetta prova un senso di appagamento nell’uccidere glia altri”, si legge.

Poco prima di recarsi in via Montello, inoltre, De Marco scrisse un messaggio a un’amica per anticiparle che non si sarebbero più visti. Per tutte queste ragioni il magistrato ha chiesto alla Corte il riconoscimento delle aggravanti della premeditazione e della crudeltà, invocando il massimo della pena.I difensori di parte civile alle spalle della pm Maria Consolata Moschettini-2

Le parti civili: "Nessun compenso ripagherà la perdita dei nostri cari"

La parola è poi passata alle parti civili con gli avvocati Renata Minafra, Mario Fazzini, Francesco Spagnolo, Stefano Miglietta, Luca Piri e Fiorella D’Ettore (nella foto, alle spalle della pm).

“La vita di Eleonora è stata interrotta in maniera tragica e la sua perdita, per la madre non può trovare in alcun modo compensi. Né tantomeno può esservi proporzione tra il dolore e la ricerca di una rivalsa, sia pure processuale, nei confronti di un assassino così crudele quanto lucido. Ma invece la signora Rossana Carpentiere ha voluto essere presente perché voleva mantenere vivo il ricordo della sua unica figlia”, ha dichiarato in aula l’avvocato Spagnolo che assiste la mamma di Eleonora.

Per l’avvocata Minafra che rappresenta le due sorelle e il nipotino di Daniele, i familiari di una vittima di omicidio sono da considerarsi dei “sopravvissuti”, riportandosi alle dichiarazioni rilasciate da una delle sue assistite: “Ci sembra di vivere un incubo ma purtroppo non ci svegliamo mai, è un martellamento continuo nel cervello e c’è da impazzire”.

Il 17 maggio sarà la volta delle discussioni degli avvocati difensori Andrea Starace e Giovanni Bellisario, mentre il 7 giugno, ci saranno eventuali repliche della pm e la sentenza.

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