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Coppia massacrata in casa, il giovane assassino reo confesso chiede l’abbreviato

Per la legge, la richiesta di rito speciale è inammissibile, ma i legali di Antonio De Marco, il 20enne di Casarano che rischia una condanna all’ergastolo, non vogliono lasciare nulla di intentato

LECCE - Chiede il rito abbreviato Antonio De Marco, il 20enne di Casarano che la notte del 21 settembre scorso ha assassinato con quasi 80 coltellate una coppia di fidanzati, suoi ex coinquilini, Eleonora Manta, 30enne di Seclì, dipendente dell’Inps di Brindisi, e Daniele De Santis, leccese, arbitro di serie C di 33 anni, nella loro abitazione in via Montello, a Lecce.

L’istanza, finalizzata a ottenere lo sconto di un terzo della pena, è stata depositata questa mattina nelle cancellerie degli uffici gip/gup del tribunale di Lecce dall’avvocato Andrea Starace, che assiste il giovane omicida reo confesso, insieme al collega Giovanni Bellissario.

La difesa è consapevole che la richiesta sarà ritenuta inammissibile: la legge (la numero 33 del 12 aprile 2019) vieta l’applicabilità dell’abbreviato per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo ed è stata ritenuta, proprio di recente, legittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza depositata lo scorso 3 dicembre che ha ritenuto infondate le questioni sollevate dai Tribunali di La Spezia, Napoli e Piacenza.

Ma i legali non vogliono lasciare nulla di intentato per due ordini di ragioni: il primo, è perché nel frattempo la norma potrebbe subire delle modifiche, ma anche perché nel processo potrebbero non venire riconosciute proprio quelle aggravanti contestate al reato di omicidio, nello specifico la premeditazione, la crudeltà e i futili motivi, per le quali oggi De Marco rischia il fine pena mai.

Insomma, sono queste le valutazioni alle quali è giunta la difesa chiamata a scegliere se fare richiesta di rito speciale dopo aver ricevuto, nei giorni scorsi, il decreto di giudizio immediato da parte del gip Michele Toriello, con il quale era stato fissato al 18 febbraio l’inizio del processo davanti alla Corte d’Assise di Lecce.

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