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Coppia massacrata in casa, l’assassino chiederà di nuovo l’abbreviato

Si aprirà domani il processo sul duplice delitto di via Montello. Antonio De Marco non sarà presente in aula. I difensori presenteranno alla Corte l’istanza di rito speciale per ragioni tecniche

LECCE - Chiederà nuovamente di essere giudicato in abbreviato per evitare il carcere a vita e lo farà domani nella prima udienza del processo che si terrà nell'aula bunker del carcere di Lecce, in cui risponde del duplice omicidio di via Montello, e al quale ha deciso di non essere presente.

L’istanza sarà presentata dall’assassino reo confesso Antonio De Marco, 21 anni, di Casarano, attraverso gli avvocati Andrea Starace e Giovanni Bellisario, e sarà respinta perché la legge (la numero 33 del 12 aprile 2019) vieta l’applicabilità del rito speciale per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo ed è stata ritenuta legittima dalla Corte Costituzionale con la sentenza depositata lo scorso 3 dicembre che ha ritenuto infondate le questioni sollevate dai Tribunali di La Spezia, Napoli e Piacenza.

Di questo sono ben consapevoli i legali che avanzeranno comunque la richiesta per ragioni di natura tecnica, le stesse per le quali l’avevano già sottoposta al giudice per le indagini preliminari Michele Toriello: innanzitutto, perché la norma potrebbe subire delle modifiche, ma anche perché all’esito del processo potrebbero non venire riconosciute proprio quelle aggravanti contestate al reato di omicidio, nello specifico la premeditazione, la crudeltà e i futili motivi, per le quali il giovane studente in Scienze Infermieristiche rischia il massimo della condanna e quindi la Corte dovrebbe applicare la riduzione della pena prevista per l’abbreviato.

Ma è sulla capacità di intendere e di volere che verterà la difesa anche sulla scorta della relazione redatta dai consulenti Elio Serra, Felice Francesco Carabellese e Michele Bruno, secondo la quale il quadro psicopatologico del 21enne “sia composito, grave e complesso, probabilmente non ancora del tutto strutturatosi, che rimanda alla dimensione psicotica, prima di tutto, ed autistica, di poi, della psicopatologia”.

Per gli esperti, sarebbero necessari ulteriori approfondimenti con una perizia che, non è escluso, sarà richiesta già domani dai difensori. Se la Corte d’Assise di Lecce (composta dal presidente Pietro Baffa, a latere la collega Francesca Mariano e i giudici popolari) dovesse accoglierla, il processo sarà sospeso per il tempo necessario a svolgere l’accertamento.

Certo è che a compiere quel massacro la sera del 21 settembre scorso è stato De Marco, mosso stando a quanto racconta lo stesso nei suoi diari, dalla rabbia e dalla frustrazione di sentirsi solo e non amato. Così col volto coperto da passamontagna è entrato nell’abitazione dove aveva vissuto per qualche mese come affittuario, con una copia delle chiavi, e ha aggredito la coppia di fidanzati durante l’ora di cena: con un grosso coltello da caccia, ha inveito per 79 volte contro i corpi di Eleonora Manta, 30enne di Seclì, dipendente dell’Inps di Brindisi, e Daniele De Santis, leccese, arbitro di serie C di 33 anni, nella loro abitazione in via Montello, a Lecce.

I familiari delle vittime chiederanno di costituirsi parte civile con gli avvocati Renata Minafra, Mario Fazzini, Luca Piri, Francesco Spagnolo, Fiorella D’Ettore e Stefano Miglietta.

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