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Coppia massacrata in casa, nessuna possibilità di “sconto” per l’assassino

Il giudice Michele Toriello ha dichiarato inammissibile la richiesta di abbreviato formulata da Antonio De Marco, in considerazione della legge che vieta l’applicazione del rito speciale ai reati punibili con l’ergastolo

LECCE - Si aprirà il 18 febbraio e sarà con il rito ordinario, il processo ad Antonio De Marco, il 20enne di Casarano che la notte del 21 settembre scorso ha assassinato con quasi 80 coltellate una coppia di fidanzati, suoi ex coinquilini, Eleonora Manta, 30enne di Seclì, dipendente dell’Inps di Brindisi, e Daniele De Santis, leccese, arbitro di serie C di 33 anni, nella loro abitazione in via Montello, a Lecce.

Questo all’esito della decisione presa nelle scorse ore dal giudice Michele Toriello (nella foto) che ha ritenuto inammissibile la richiesta di rito abbreviato (finalizzata a ottenere lo sconto di un terzo della pena) presentata nei giorni scorsi dagli avvocati difensori Andrea Starace e Giovanni Bellissario, confermando così l’apertura del dibattimento dinanzi alla Corte d’Assise, già fissata per febbraio nel decreto di giudizio immediato.

Una scelta prevedibile, come avevamo già annunciato in un precedente articolo, e sulla quale contava poco la stessa difesa, poiché l’applicazione del rito speciale per i delitti puniti con la pena dell'ergastolo è vietata dalla legge (la numero 33 del 12 aprile 2019).

il giudice Michele Toriello-3A questo fa riferimento il gip nell’ordinanza, dove nero su bianco, espone anche le ragioni per cui la Corte Costituzionale con la sentenza depositata lo scorso 3 dicembre avesse ritenuto infondate le questioni sollevate dai Tribunali di La Spezia, Napoli e Piacenza.

Già consapevoli di tutto questo, i legali non avevano comunque voluto lasciare nulla di intentato innanzitutto, perché nel frattempo la norma potrebbe essere modificata, ma anche perché nel processo potrebbero non venire riconosciute proprio quelle aggravanti (premeditazione, crudeltà e futili motivi) contestate al reato di omicidio, per le quali oggi De Marco rischia il carcere a vita e che dunque gli precludono la possibilità di accedere all’abbreviato.

Sarà dunque la Corte d’Assise a stabilire quale sia la giusta pena per lo studente in Scienze infermieristiche che all’ora di cena entrò, usando un duplicato della chiave, in casa della giovane coppia e la massacrò.  Non ci sono dubbi, infatti, riguardo alla sua responsabilità. Dopo il suo fermo, De Marco confessò dinanzi al gip Toriello, dando come unica indicazione al movente la rabbia: “Durante la permanenza nell’abitazione mi aveva dato fastidio qualcosa. Ho provato e accumulato tanta rabbia che poi è esplosa. Non sono mai stato trattato male. La mia rabbia, forse, era dovuta all’invidia che provavo per la loro relazione … Non avendo molti amici e per il fatto che trascorro molto tempo in casa da solo mi sono sentito molto triste…”.

Per il giudice, il numero spropositato di colpi inferti, di gran lunga superiori a quelli che, grazie alla lunga lama del micidiale coltello utilizzato, sarebbero bastati a uccidere le vittime, la localizzazione dei fendenti (su tutto il corpo, anche al volto), e l’accanimento sui cadaveri, sono chiaramente rivelatori di spietata efferatezza, cattiveria e inumana crudeltà.

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