Domenica, 20 Giugno 2021
Cronaca

Coppia massacrata, sequestrate due auto. Si riaffaccia l'ipotesi di un complice

Potrebbe esserci una nuova importante svolta nelle indagini sul duplice omicidio dei coniugi massacrati a Porto Cesareo. Dopo l'arresto del presunto assassino i carabinieri hanno sequestrato due auto che potrebbe essere collegate alla vicenda. Indagato un 45enne di origine marocchina

LECCE – Potrebbe esserci una nuova importante svolta nelle indagini sul duplice omicidio di Luigi Ferrari, 54 anni, e di sua moglie, la 55enne Antonella Parente, i coniugi massacrati nella loro abitazione di Porto Cesareo alle prime luci dell’alba del 24 giugno scorso.

Il presunto autore di quegli atroci delitti, Vincenzo, Tarantino, fu fermato poche ore grazie all’abilità investigativa e alla grande competenza dei carabinieri: il colonnello Saverio Lombardi, comandante del Reparto operativo; il capitano Biagio Marro, a capo del reparto investigativo; e il comandante della compagnia di Campi Salentina, il maggiore Nicola Fasciano. Le indagini sono comunque proseguite per acquisire ulteriori elementi in un quadro indiziario comunque già abbastanza articolato e piuttosto chiaro. Uno sforzo investigativo che ha portato al sequestro di due autovetture, disposto dal pubblico ministero Giuseppe Capoccia, titolare dell’inchiesta. Le auto sono di proprietà di un 45enne di origine marocchina, la cui posizione è ora al vaglio degli inquirenti.

In sostanza non si esclude la possibilità che Tarantino possa aver agito non da solo, pur ritenendo il fatto improbabile. Per questo sono stati avviati una serie di accertamenti per verificare se quelle autovetture sono collegate con il delitto, attraverso la ricerca di tracce pertinenti al reato. Al 45enne gli investigatori sono giunti scandagliando a fondo la vita e le conoscenze del presunto omicida (per cui il gip Antonia Martalò ha rigettato la richiesta di sottoporlo a perizia psichiatrica).

Fu un vero massacro quello compiuto in via Vespucci, una strada periferica di Porto Cesareo, nell’abitazione dei coniugi Ferrari. Ben trenta, infatti, i colpi inflitti con un piede di porco, secondo quanto stabilito dall’autopsia eseguita dal medico legale Roberto Vaglio e dai carabinieri del Ris, a Luigi Ferrari. L’uomo, con ogni probabilità, cercò di difendersi dalla furia omicida dell’assassino. Una decina, invece, quelli che hanno spezzato la vita della donna. Uno spettacolo atroce quello che si è materializzato dinanzi alla figlia della coppia, la prima a scoprire i corpi dei genitori riversi in un lago di sangue, con i volti devastati dai colpi inferti.

Quello di Tarantino, del resto, non è certo un volto estraneo per la famiglia Ferrari: è l’ex convivente di una nipote della coppia ferocemente assassinata, con cui aveva avuto screzi e attriti, ritenendo la Parente la causa della fine della relazione con la sua ex compagna. Oltre a cercare Tarantino, i carabinieri hanno sentito un amico del presunto assassino, che lo aveva ospitato due giorni prima. A lui Tarantino aveva già raccontato di voler compiere un furto nell’abitazione della coppia, dove nella cassaforte erano custoditi i soldi per le spese relative al matrimonio del figlio. Il 51enne si è recato dall’amico, invitandolo ad accompagnarlo.

Dinanzi al rifiuto dell’uomo, ha deciso di recarsi da solo a casa dei Ferrari, portando con sé una scala e gli attrezzi per scassinare la cassaforte, convinto che a quell’ora in casa non ci fosse nessuno. Invece, con ogni probabilità, la coppia è stata svegliata dall’irruzione dell’uomo. In Tarantino, che in corpo aveva una dose massiccia di cocaina, è scattata una furia omicida: ha aggredito. Poi, terminata la mattanza, con gli stessi oggetti ha scardinato la piccola cassaforte incassata nella parete contenente qualche migliaio di euro, come se nulla fosse.

La cassaforte, che non è mai stata recuperata, è uno degli elementi su cui si concentrano le indagini dei carabinieri del comando provinciale di Lecce. Ogni dettaglio, ipotesi e particolare è esaminato e analizzato con la massima attenzione. 

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