Martedì, 27 Luglio 2021
Cronaca

Spese con i soldi dell'università, condannato l'ex rettore Limone

Corruzione e peculato, pene per oltre dieci anni. Assolto il figlio dell'ex rettore, Pierpaolo Limone. Quattro anni all'allora capo di gabinetto, Gianfranco Madonna. Condannato anche l'ex dirigente comunale Raffaele Attisani

LECCE – Pene per oltre dieci anni sono state inflitte, dai giudici della seconda sezione penale (presidente Roberto Tanisi), al termine del processo di primo grado che vede imputati, a vario titolo, l'ex rettore dell'Università del Salento Oronzo Limone, suo figlio Pierpaolo, ed altre sette persone. Tre anni e nove mesi anni di reclusione la pena per l'ex magnifico; quattro anni per Gianfranco Madonna, ex capo di gabinetto dell'allora rettore; due anni e tre mesi per il funzionario dell'Università Andrea Pasquino; due anni per Massimo Leone; quattro mesi per l’ex dirigente del settore urbanistica del Comune di Lecce Raffaele Attisani. Oronzo Limone è stato assolto per altri sei episodi contestati, Gianfranco Madonna e Andrea Pasquino per cinque.

Assolti, invece, perché il fatto non sussiste, Gaetano Carrozzo, difeso dall'avvocato Viola Messa (per cui era stato inizialmente ipotizzato il reato di truffa in concorso con Madonna); Pierpaolo Limone, figlio dell’ex rettore; e l'architetto Luca Pasquino (fratello di Andrea). Assoluzione perché il fatto non costituisce reato per Luigi Carità. La sentenza è stata pronunciata dopo oltre sette ore di camera di consiglio.

Al termine della sua lunga requisitoria, tenuta a dicembre scorso, il pubblico ministero Marco d'Agostino (in servizio presso la Procura di Trani e applicato a Lecce per quest'ultimo processo) aveva invocato una condanna a cinque anni di reclusione per Oronzo Limone, accusato di peculato e corruzione. Per Gianfranco Madonna l'accusa aveva chiesto una condanna a 4 anni e mezzo di reclusione. Pene più lievi erano state chieste per gli altri sei imputati: 3 anni e mezzo per Andrea Pasquino, funzionario dell'Università; 3 anni per Raffaele Attisani (dirigente del settore urbanistica del Comune di Lecce) e Luigi Carità; 2 anni e mezzo per Massimo Leone, Luca Pasquino e Pierpaolo Limone. Il pubblico ministero aveva chiesta l'assoluzione per Gaetano Carrozzo.

All'ex rettore venivano contestati i reati di corruzione e peculato, per una serie di presunte spese personali sostenute con i soldi dell'Università (come un viaggio a Bologna per un importo pari a circa 500 euro, la spesa di mille euro per due cene, l'acquisto di un maxi schermo ed un impianto audio ad alta fedeltà per 3mila e 389 euro e l'acquisto di un telefono cellulare per la badante della madre). Tra gli episodi contestati anche la ristrutturazione dell'abitazione del figlio Pierpaolo nel centro storico di Lecce, i cui lavori, secondo l'accusa, sarebbero stati affidati all'architetto Luca Pasquino, che avrebbe ricevuto un compenso di 7mila euro lordi per uno studio commissionato dall'Ateneo salentino e mai completato. Una tesi che non ha trovato però riscontro nei giudici. 

All'ex rettore e ad Attisani era contestato anche il reato di corruzione, per aver stipulato un contratto di collaborazione della durata di 4 mesi con il genero del dirigente in cambio di un permesso a costruire per lo spostamento di una struttura destinata alla scuola Isufi dall’area Ecotekne a quella del comparto 63, zona sottoposta a vincolo. Gli imputati sono assistiti dagli avvocati Andrea Sambati, Gabriella Mastrolia, Angelo Pallara ed Ester Nemola.

Nel corso del dibattimento si è costituita parte civile l’Università del Salento, assistita dal professor Giulio De Simone. Nei confronti dell'Ateneo, relativamente agli imputati Oronzo Limone, Gianfranco Madonna e Massimo Leone, i giudici hanno riconosciuto una provvisionale di diecimila euro.


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