Cronaca

Corsa in auto a fari spenti nella notte con quattro panetti di droga e due clandestini

Arrestati un marocchino, ritenuto referente dello spaccio sulla zona di Galatina, e tre tunisini, un paio dei quali in Italia in modo irregolare. Avevano hashish per circa 440 grammi. I carabinieri hanno il sospetto che vi possano essere diverse ramificazioni. Sono in corso ulteriori indagini

Repertorio.

GALATINA – “E guidare a fari spenti nella notte per vedere se poi è tanto difficile morire”, cantava Lucio Battisti. Emozioni, di certo, ne cercavano anche i quattro stranieri intercettati e bloccati nella notte dai carabinieri della stazione di Galatina e dell’aliquota radiomobile di Gallipoli, ma in formato panetti di hashish. Ve n’erano quatto in auto, per circa 430 grammi. E per tutti è scattata l’imputazione di detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Condotti in caserma, sono stati dichiarati in arresto.

La storia suscita vivo interesse negli investigatori dipendenti dalla compagnia di Gallipoli, comandata dal capitano Michele Maselli. Lascia trasparire, infatti, la possibile esistenza di un gruppo più articolato e forse con più “specializzazioni”. Questo anche perché, durante il sopralluogo nell’abitazione del soggetto ritenuto leader del gruppo, Aabes Laaroubi, marocchino 35enne, sono state trovate anche alcune tute sporche di terra. Forse, indumenti usati per alcuni dei tanti furti nei campi fotovoltaici degli ultimi periodi. Per il momento questa è però soltanto una supposizione, un aspetto per il quale sono in corso approfondimenti.

Il gruppo bloccato nella notte era composto, oltre che dal marocchino, anche da tre tunisini, Mohsen El Hefiane, 21enne, Lahged Sebri, 35enne, e Kamli Xraya, 35enne, il primo soltanto regolare. Gli altri due, infatti, sono risultati presenti sul territorio italiano in totale clandestinità. E a quanto pare, erano proprio ospitati in casa del marocchino, il quale è anche proprietario di quel veicolo che viaggiava, appunto, a fari spenti e a forte velocità lungo la strada provinciale 18.

Quest'arteria collega Galatina a Copertino, intersecandosi all’altezza di Collemeto con la statale 101 Lecce-Gallipoli. Ed è proprio nella zona della frazione galatinese che i militari della stazione, impegnati in un controllo stradale, hanno incrociato l’automobile. Il conducente, allarmato, ha svolto una manovra repentina per allontanarsi in tutta fretta. Ma quell’inversione di marcia così brusca non ha fatto altro che destare ancor più sospetti. E così, è scattato l’inseguimento. Il quartetto, in breve, s’è trovato fra incudine e martello, perché a poche centinaia di metri, nella direzione opposta, c’era anche un’auto dell’aliquota radimobile di Gallipoli, impegnata a sua volta in una perlustrazione notturna. E non hanno avuto scampo.  

Agli occhi dei militari non è sfuggito neanche un altro dettaglio, in quei momenti: il conducente, Laaroubi, nel cercare di guadagnare la fuga, si era mosso all’interno in modo inconsueto, come se volesse nascondere qualcosa all’interno dei poggiatesta del sedile del passeggero.

La ricerca nell’abitacolo non è stata facile, per la pioggia incessante e la scarsa collaborazione degli occupanti. Ma alla fine, in un doppio fondo realizzato nel poggiatesta, è stato trovato un involucro di cellophane contenente l’hashish, allo stato puro. Addosso all’unico tunisino con documenti in regola, c’erano altri 5 grammi della stessa sostanza, forse già pronta per essere venduta al dettaglio. Il sospetto, infatti, è che il marocchino sia una sorta di referente per la zona di Galatina sulla piazza dello spaccio e che si avvalga di “manovali” per la vendita al minuto. Questo è quanto hanno ricostruito i militari nel corso dei primi accertamenti. Ed è la pista sulla quale stanno lavorando per ricostruire tutte le possibili ramificazioni.

L’uomo, peraltro, proprio per il trasporto degli altri nordafricani irregolari, risponde anche del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. In casa, nel corso della prosecuzione delle perquisizioni, i carabinieri hanno trovato un documento della Caritas con generalità di uno dei due tunisini e capi vestiario dell’altro. La sensazione, dunque, è che si sia al punto di partenza per un’inchiesta più ampia che, partendo dall’area di Galatina, potrebbe estendersi anche verso altre località salentine. Per il momento, tutti e quattro si trovano confinati nel carcere di Borgo San Nicola, su disposizione del pm di turno, Maria Vallefuoco.  

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