Gli edili bloccano il centro. Opere ancora sulla carta, nervi tesi

Dopo un incontro in Prefettura, vertice con Loredana Capone presso la Cassa edile. Nel mezzo i lavoratori del gruppo Palumbo hanno improvvisato un corteo che ha creato disagi in centro e sulla circonvallazione

I lavoratori su via Imperatore Adriano

LECCE - I lavoratori edili del gruppo Palumbo, per tutta la mattina, hanno protestato perché le opere pubbliche di cui dovrebbero essere gli esecutori materiali restano ancora sulla carta. I nodi della questione sono due, la strada Maglie-Otranto e la regionale 8. Storie di procedure complesse, rimpallo di responsabilità, ritardi nella concessione dei pareri, fondi stanziati solo dopo battaglie giudiziarie. Per cercare di dirimere la matassa è intervenuta questa mattina la vice presidente della Regione Puglia, Loredana Capone, convocata informalmente presso la Cassa edile di Lecce dove gli operai - in cassa integrazione da tre anni e senza le ultime due mensilità della stessa - si sono diretti con un corteo improvvisato partito dalla Prefettura, dove, da ultimo, si erano ritrovati solo giovedì scorso.

Il palazzo del governo, infatti, è stato la prima tappa per le maestranze che lì si erano date appuntamento al termine di una assemblea svoltasi alle 7 presso lo stabilimento del gruppo, a Sternatia. E la mattinata è proseguita tra blocchi del traffico a intermittenza che hanno creato non pochi disagi alla circolazione sulle vie interessate del percorso della manifestazione spontenea.  In via XXV luglio, sede della Prefettura, mentre i delegati di Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil erano a colloquio con un funzionario, circa cento operai hanno bloccato la strada impedendo agli autobus e ai mezzi privati di transitare. Chi ha potuto ha fatto un'estemporanea inversione di marcia, gli altri hanno atteso che il blocco venisse sospeso. I vigili urbani, intanto, chiudevano l'entrata in città da viale De Pietro per limitare i danni. Al termine dell'incontro, il risultato di un aggiornamento a lunedì prossimo con le altri parti in causa, a partire da Anas, e la presa d'atto che la sorte delle due opere non può essere comune, considerate le specificità dei lavori e la diversa compentenza istituzionale. Ciascuna arteria, insomma, ha i suoi problemi ed una tempistica non sovrapponibile a quella dell'altra.

Concluso il "primo tempo", il lavoratori si sono diretti verso la sede della Cassa edile, su viale Leopardi, dove la vice presidente della giunta regionale aveva dato loro appuntamento per fare il punto della situazione. Per farlo hanno tagliato il centro, percorrendo via Imperatore Adriano. Arrivati all'altezza del sottopasso si sono fermati sulla corsia esterna della circonvallazione e lì sono rimasti fino all'arrivo dell'esponente della giunta. Un altro blocco, dunque, che è durato oltre mezz'ora, quanto è bastato per creare una lunga fila e spazientire gli automobilisti. Le forze dell'ordine hanno fatto passare i mezzi che trasportavano beni di prima necessità - ad esempio bombole di ossigeno - ed hanno tenuto diplomaticamente a bada  i manifestanti più determinati. 

Poi, finalmente, il faccia a faccia. Il dato certo è che i fondi ci sono, ma che le opere non sono state ancora cantierizzate perché non sono state completate tutte le procedure autorizzative che, nel caso della Maglie-Otranto, interessano molti comuni e sono complicate dalla questione delle migliaia di alberi di ulivo (quelli classificati come non monumentali) da espiantareedili_prefettura-2 per consentire l'avvio dei lavori. Su questo punto la tensione degli operai è stata plateale. Molti di loro, infatti, non si spiegano perchè ci sia nei confronti della questione ambientale una sensibilità - e una conseguente legislazione - tale da superare, come priorità, quella di garantire il lavoro e, magari, sollevare le istituzioni dalla gravosità di una cassa integrazione che terminerebbe nel momento stesso in cui partiranno i lavori. Un conflitto di interessi, rispetto al quale la politica, a tutti i livelli, è chiamata ad un ruolo di conciliazione ma anche ad una decisione non più differibile. 

Gli edili, che ben sanno che gli espianti sono consentiti solo in determinati periodi dell'anno - nel caso specifico fino alla fine del mese -, temono che l'attesa per tutte le autorizzazioni necessarie faccia slittare di parecchi mesi l'avvio dei lavori. Un lusso, hanno detto a gran voce, che non si possono permettere. La vice presidente ha provato a infondere ottimismo, incaricandosi di fare tutte le sollecitazioni del caso, anche in sinergia con le sigle sindacali, alle municipalità interessate e alla Commissione per gli ulivi perché facciano presto e non fermino l'apertura del cantiere. Il tempo a disposizione è veramente poco. Notizie migliori per la regionale 8 perchè la vice presidente ha assicurato che l'iter è ormai completo e che la prossima settimana arriverà il semaforo verde. Loredana Capone ha espresso ai lavoratori che gremivano la sala assemblee della Cassa Edile la convizione che l'iter per le opere pubbliche è troppo gravoso e di aver chiesto direttamente al ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, un impegno del governo nazionale a snellire le procedure. Un'esigenza espressa di recente da tutto il comparto edile che ha sfilato per le vie della città il 24 febbraio rivendicando accesso al credito e più rapidità nelle fasi istruttorie.

I lavoratori e i rappresentanti sindacali - Alessio Colella per la Fillea Cgil, Salvatore Zermo per la Feneal Uil e Sandro Russo per la Filca-Cisl - hanno preso atto degli impegni ma sono perfettamente consapevoli che l'esasperazione degli edili non potrà essere controllata a lungo.

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