Cronaca

Cortili aperti: fascino immutabile di una Lecce segreta

Tanti visitatori nella suggestiva cornice del centro storico per una domenica da dedicare alla scoperta degli scrigni preziosi della città: gli atri dei Palazzi signorili svelano le loro architetture

La pietra vive, la pietra parla e racconta di sé. Lecce è scolpita in una colata di burro, ricordano i poeti, quella pietra tenera e malleabile che ha un'affinità elettiva con il Barocco, lo stile ampolloso con cui i Cino, gli Zimbalo, i Riccardi, i Penna, i Manieri si sono tolti il capriccio di ridisegnare una città fino al XVI secolo avvinghiata alle austere geometrie Normanne. Ma dietro quella facciata esteriore che richiama visitatori e cultori da ogni angolo di mondo, lontano da occhi indiscreti sopravvivono altri preziosi scrigni, gelosamente custoditi per buona parte dell'anno e che solo pochi fortunati hanno la possibilità di ammirare. I Palazzi di Lecce rappresentano la memoria storica dei casati nobili che si sono avvicendati nei secoli, segnati dalle alterne fortune familiari: rapide ascese, decadimenti, riunioni politiche segrete, amori clandestini, feste fastose nei saloni patrizi, passaggi di re e regine. Se le finestre fossero occhi ed i portoni bocche, quanti misteri, quante storie della Lecce segreta, la Lecce che fu, potrebbero svelare, lasciando estasiati gli astanti in una narrazione senza fine.

Da bambini ci si arrampicava sui parapetti delle case del centro storico, sognando di essere esploratori. Un paesaggio di tetti che sembrava quasi baciarsi, per quanto erano vicini. Uno accanto all'altro, senza soluzione di continuità. Nelle domeniche di sole e nei giorni di festa, in pochi balzi si saliva da una casa all'altra, sperando di non essere notati. E scrutando un po' intimoriti in basso, si spalancavano allo sguardo fastosi cortili, immensi pozzi di luce proiettati verso il cielo per dare luminosità alle mura. Cortili incantati e senza tempo, anticamere a cielo aperto delle case signorili, in alcuni casi veri e propri giardini di aranci e limoni che da piccoli sembravano giungle nelle quali tracciare sentieri.

"Lecce, cortili aperti" è tornata anche quest'anno per svelare ai turisti, agli stessi leccesi delle zone residenziali, il fascino immutato di architetture che appaiono quasi irripetibili, in un'epoca di cemento, acciaio e angoli retti che rendono le città del mondo anonime iterazioni di un unico concetto globale. Ecco allora Palazzo Rollo (oggi Andretta), la seduzione dell'antica pietra avvolta da un manto di edera, la raffinatezza del vestibolo di Palazzo Martirano (oggi Amabile), l'incantesimo sprigionato da Palazzo Gorgoni (oggi Marati), vera tempesta di particolari raccolti in un fazzoletto di pochi metri quadri, da osservare a naso in su. O, ancora, la chiesetta di San Leucio, prezioso gioiellino nascosto fra i budelli del borgo antico, dove recenti restauri hanno svelato alle spalle dell'altare un affresco del Santo del XVI secolo.

Ma sono stati tanti, tutti da vedere i palazzi delle famiglie che hanno aderito al circuito. La chiesa delle Scalze ("scause", per chi mastica il dialetto), esemplare della metà del '600 ed il suggestivo atrio circondato da colonnati dell'ex convento dei Carmelitani, per restare in tema religioso. E ancora: Palazzo Casotti (simbolo degli antichi rapporti con Venezia), Palazzo Elia (oggi Memmo, con i suoi due archi a chiave d'arco del XVIII secolo), Palazzo Guido, con i suoi capricciosi balconi, Palazzo Della Ratta (oggi Centonze, il più severo fra gli esemplari), l'androne ed il cortile di Palazzo Dell'Antoglietta (oggi Licastro), l'imponente Palazzo Palmieri, lo scenografico ingresso di Palazzo De Raho, l'immenso Palazzo Saraceno, il Palazzo Apostolico Orsini (oggi Martirano, con il suo giardino e la fontana terminale), Palazzo Ferrante Gravili (al di sotto sorge un frantoio ipogeo), Palazzo Palombi (oggi Carrelli-Palombi, anche qui un pregevole giardino segreto), Palazzo Andretta (opera del XVII secolo), Palazzo dei Secly Galante (già Morisco D'Arpe: storia nella storia, si affaccia sul Teatro romano), Palazzo Martirano-Ayroldi, signorile dimora del 1500, Palazzo Guarini, Palazzo Bernardini, Palazzo Grassi (oggi Monosi): tutta un'immensa festa di stili, anime, giochi di luce.


Durante la giornata, collegata alla manifestazione curata dalla sezione pugliese dell'Adsi (Associazione dimore storiche italiane), a suggello di una domenica da dedicare al gusto per l'eleganza anche diverse iniziative culturali. Da segnalare, all'interno dell'atrio Palazzo Rollo, la "sfida" con il pubblico, nel gioco multiplo, di uno dei maestri dell'Accademia degli Scacchi di Pisignano, vincitrice del titolo italiano, conquistato di recente a Cattolica. Con tanto di trofeo esposto e scacchiere schierate, pronte per il duello fra menti, in una seducente cornice storica.

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