Cosa fare davanti a un sospetto caso di “Blue Whale”: i consigli della polizia

Il perverso gioco criminale può indurre persino al suicidio. Ecco un vademecum della questura. Per ragazzi, genitori e docenti di scuola

LECCE - “Nessuna sfida con uno sconosciuto può mettere in discussione il valore della vita”. Con questo slogan, la questura di Lecce mette in guardia i giovani e chiede supporto a tutti coloro che fossero a conoscenza di casi di “Blue Whale”.

Cosa sia questo famigerato gioco criminale che circola in Rete, è ormai tristemente noto ai più. E’ una pratica che può suggestionare i ragazzi più deboli e indurli in maniera progressiva a compiere atti di autolesionismo. Fino ad arrivare persino al suicidio.

Questa suggestione può essere frutto della volontà di un adulto che aggancia le vittime attraverso Internet, gruppi Whatsapp o social, portandole a compiere cinquanta pericolose tappe. Una competizione agghiacciante che fa leva sull’inconscio.  

Davanti a un sospetto caso di “Blue Whale”, è bene rivolgersi subito alla polizia postale o comunque all’ufficio di polizia o al commissariato più vicino. Si può anche contattare il Commissariato di pubblica sicurezza on line, che permette di avere risposte immediate in tempo reale per evitare di cadere nelle trappole della Rete. Si tratta di ufficio virtuale gestito dalla polizia postale e delle comunicazioni. Vi lavorano investigatori, tecnici ed esperti che garantiscono un servizio attivo in materie giuridiche e sociali. Ulteriore alternativa è il profilo Facebook Una vita da social https://www.facebook.com/unavitadasocial/, anche questo uno strumento gestito da esperti della polizia.

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La questura leccese offre anche alcune raccomandazioni e consigli per insegnanti e genitori. E’ necessario osservare se i ragazzi abbiano avuto un cambiamento nel rendimento scolastico, nella socializzazione e nel tono dell’umore; monitorare i comportamenti, soprattutto in età adolescenziale; osservare il ritmo sonno-veglia (un indicatore è l’essere troppo svegli di notte); osservare se si ascolti musica triste o se si presentino tagli sulle braccia. E’ importante anche non esprimere giudizi o allarmismi, tantomeno sminuire l’accaduto. I genitori e i docenti sono invitati anche ad aumentare il dialogo sulla sicurezza in rete e soprattutto a far comprendere che chiedere aiuto non è segno di debolezza ma di coraggio.

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